L’educazione alimentare funziona, lo dimostra il Giappone

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L’educazione alimentare funziona, lo dimostra il Giappone

L’educazione alimentare funziona, lo dimostra il Giappone

Pasti preparati ogni mattina con prodotti locali e di stagione, nutrizionisti e altri esperti che aiutano i bimbi a conoscere e ad amare il cibo sano e a conoscere la sostenibilità alimentare: tutto questo e molto di più nelle mense delle scuole giapponesi.

Secondo stime pubblicate sulla rivista medica Lancet, i bambini nati in questi anni in Giappone sono quelli con l’aspettativa di vita più lunga in buona salute e il merito risiede di certo anche nello stile di vita sano e nell’alimentazione sana e sostenibile che i giapponesi cominciano a conoscere sin dai primi anni di vita. La scuola e l’educazione alimentare (con programmi nazionali dedicati ai pasti scolastici) hanno un peso fondamentale nel determinare questo risultato, ma non sarebbero così efficaci senza un insieme di norme, abitudini e atteggiamenti alleati della salute e della sostenibilità alimentare.  


A scuola si impara con gusto


Per i bambini giapponesi la pausa pranzo non è semplicemente un momento di pausa tra una lezione e l’altra ma è un vero e proprio momento di formazione in educazione alimentare. È l’occasione per dedicarsi alla Shokuiku, l’educazione su cibo e nutrizione che il governo nipponico sostiene dal 2005 con una legge costruita su misura. Non si tratta infatti solo di riempire lo stomaco con pasti sani e bilanciati dal punto di vista nutrizionale, ma di formare anche la mente dei giovani studenti alla conoscenza e al rispetto del cibo, per renderli adulti capaci di compiere scelte consapevoli nell’ottica della sostenibilità alimentare. “Tre sono i pilastri della Shokuiku: coltivare la capacità di giudizio sugli alimenti; promuovere la comprensione della cultura alimentare tradizionale; incoraggiare un atteggiamento di rispetto della vita e della natura attraverso il cibo” si legge in un articolo pubblicato sulla rivista Asia Pacific Journal of Clinical Nutrition e nel quale si descrivono le basi e i successi dei programmi di alimentazione scolastica in Giappone. Ecco perché nelle scuole giapponesi i bambini mangiano pasti bilanciati fatti di riso, vegetali, pesce e frutta, ma dedicano anche un po’ di tempo prima del pasto a capire cosa hanno nel piatto e perché è importante mangiare tutto il cibo presente sul vassoio.  


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Tradizione, freschezza e misura

Hara Hachi Bun Me” dicono i giapponesi, “mangia finché non sarai sazio all’80 per cento”. Un insegnamento tratto dal confucianesimo, molto radicato nella saggezza della tradizione nipponica, che raccomanda di non esagerare con le porzioni, e che resta un elemento vivo anche nelle moderne mense scolastiche. I risultati di questo atteggiamento non mancano dato che il Giappone resta uno dei Paesi con il più basso tasso di obesità infantile (secondo il rapporto 2017 dell’OECD sull’obesità si trova in fondo alla classifica insieme alla Corea) e adulta (sempre secondo l’OECD, è obeso il 3,7 per cento dei giapponesi contro il 9,8 degli italiani e il 38,2 per cento degli adulti negli Stati Uniti). Nelle scuole giapponesi inoltre non sono presenti le macchinette per la distribuzione di snack o bevande e tutto il cibo disponibile (a parte casi di esigenze alimentari speciali) non arriva da casa, ma viene preparato direttamente nelle cucine della scuola, ogni mattina, partendo da prodotti freschi, di stagione e possibilmente coltivati in zone vicine, se non nell’orto della scuola. E agli scettici che mettono in dubbio il fatto che questi pasti possano essere appetitosi e apprezzati dai bambini arrivano le risposte direttamente “dal campo”: i genitori chiedono di avere le ricette per poter riproporre a casa gli stessi piatti, su spinta proprio dei bambini. 

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Rispetto e disciplina

Con lo School Lunch Act datato 1954 (allora varato per risollevare la popolazione dagli stenti patiti dopo la seconda guerra mondiale), il pranzo scolastico è entrato a far parte del sistema educativo in Giappone anche con lo scopo di arricchire la vita scolastica e promuovere lo spirito di cooperazione promuovendo abitudini alimentari sane, fatte anche di regole sociali importanti. I bambini sono responsabili di apparecchiare, pulire i tavoli e servire i pasti, imparano le buone maniere a tavola e il senso di gratitudine per il cibo mangiando insieme ai compagni e possono anche prendere parte a lezioni speciali con i nutrizionisti della scuola per comprendere ancora meglio la storia e la ricchezza del cibo. A ciò si aggiungono rigide norme sociali che scoraggiano dall’avanzare il cibo nel piatto o dal manifestare apertamente lo scarso gradimento per il cibo che è già stato servito. I dettagli dei programmi alimentari cambiano per adattarsi alle esigenze specifiche della singola scuola, ma le regole di base e la composizione del menù non sono cambiate poi molto negli ultimi 40 anni, a dimostrazione della bontà della scelta giapponese di fare del pranzo scolastico un momento di educazione e crescita.


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