Dignità e rispetto dei diritti umani, per un mondo senza povertà

Dignità e rispetto dei diritti umani, per un mondo senza povertà

17 Ottobre 2018

Dignità e rispetto dei diritti umani, per un mondo senza povertà

Al centro della giornata internazionale per l’eradicazione della povertà non ci sono solo questioni economiche, ma anche il rispetto dei diritti umani e la sostenibilità delle scelte quotidiane. 

Ovunque ci siano uomini e donne condannati a vivere in estrema povertà, i diritti umani sono violati. Ed è nostro preciso dovere unirci per garantire il rispetto di tali diritti”. Con queste parole, padre Joseph Wresinski fu tra i primi a sottolineare il legame tra povertà e rispetto dei diritti umani, compreso il diritto al cibo, ripreso come tema della Giornata Internazionale per l’Eradicazione della Povertà 2018, in programma come ogni anno il 17 ottobre. A oltre 30 anni dalla “call to action” contro la povertà che Wresinski presentò alla Commissione per i Diritti Umani nel 1987, il tema dell’eradicazione della povertà resta al centro dell’attenzione e, nonostante gli sforzi, sembra ancora un obiettivo lontano. Da qui l’importanza della giornata dedicata alla lotta contro quella che ancora oggi resta una sfida irrisolta a livello globale, ufficialmente riconosciuta dalle Nazioni Unite 25 anni fa, nel 1992, e che rappresenta tra le altre cose anche un’opportunità per riconoscere i diritti umani e i problemi delle persone più povere e una opportunità per ascoltare la loro voce.  

Il primo obiettivo di sviluppo sostenibile

Il primo dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile riguarda proprio l’eradicazione della povertà e già a un primo sguardo ai numeri del problema si comprende il perché: sono infatti 783 milioni le persone che vivono sotto la soglia di povertà riconosciuta a livello internazionale e pari a 1,90 dollari USA al giorno. Nel 2016 circa il 10% dei lavoratori viveva assieme alla propria famiglia al di sotto di tale soglia e solo il 45% della popolazione mondiale risultava coperto da qualche forma di protezione sociale. Le regioni più colpite dalla povertà estrema sono l’Asia meridionale e l’Africa sub-Sahariana e le categorie più colpite comprendono donne, bambini, gruppi indigeni, anziani e persone con disabilità. Neppure i Paesi ad alto reddito sono esenti dal problema della povertà, tanto che si contano 30 milioni di bambini poveri nel cuore dei paesi più ricchi. 

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Sono tanti i traguardi già raggiunti, ma tanti anche gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile previsti dagli esperti delle Nazioni Unite per il 2030, come per esempio ridurre di almeno il 50% la proporzione di uomini e donne e bambini che vivono in povertà, assicurare a tutta la popolazione mondiale il diritto al cibo e un adeguato accesso alle risorse e ai servizi di base, costruendo in queste popolazioni una resilienza che permetta loro di affrontare al meglio gli eventi legati ai cambiamenti climatici, alle guerre o a catastrofi naturali. 

Insieme per dire basta

Una cosa è certa: per eliminare la povertà non basta aumentare il reddito di chi oggi viene definito povero. La povertà è anche il risultato di un mancato rispetto dei diritti umani e della dignità delle persone che in molte regioni del mondo non hanno accesso ai servizi più elementari come acqua potabile o cibo sufficiente e non hanno alcun potere decisionale sul proprio futuro, compromettendo tragicamente il loro diritto al cibo e ad una alimentazione sostenibile e sana. 

Per arginare un problema tanto radicato, i governi da soli non sono sufficienti, ma serve una mobilitazione a livello globale che coinvolga i cittadini a tutti i livelli, incluse le persone che quotidianamente vivono sulla propria pelle il dramma dell’estrema povertà. Gli strumenti per il coinvolgimento sono molti e molto diversi tra di loro. Gli stati membri delle Nazioni Unite hanno lanciato a fine 2017 il terzo decennio per l’eradicazione della povertà (2018-2027) con un tema ben preciso: “Accelerare le azioni globali per un mondo senza povertà”. Il Consiglio per i diritti umani ha pubblicato nel 2012 un documento ad hoc per guidare gli stati nelle scelte più appropriate per sostenere il rispetto dei diritti umani nelle persone povere. Gli scienziati possono dare il proprio contributo mettendo a punto strategie e strumenti per facilitare l’accesso alle risorse e i singoli cittadini possono mettersi all’ascolto dei bisogni degli altri con la consapevolezza che le diseguaglianze economiche e sociali si traducono in svantaggi per tutti e non restano confinate ai paesi più poveri. Una nota positiva arriva dall’economista Jeffrey Sachs: mettere fine alla povertà estrema è possibile e prevede un investimento di circa 175 miliardi di dollari USA all’anno, meno dell’1% del reddito dei paesi più ricchi. 


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