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Droni: tecnologia al servizio dell’agricoltura sostenibile

Un tempo riservati all’uso militare, i droni stanno entrando prepotentemente nella sfera civile e in particolare nell’agricoltura innovativa che cambia volto diventando sempre più tecnologica ed efficiente.

Anche se appaiono avveniristici, i droni sono presenti in agricoltura già dal 1980 quando il Giappone li utilizzò per spargere più facilmente fertilizzanti. Si trattava però di prototipi molto semplici e decisamente diversi dagli strumenti disponibili oggi che, integrando tecnologie e algoritmi sofisticati, sono in grado di rivoluzionare la produzione agricola innovativa in tutte le sue fasi. Secondo le stime riportate nel report Clarity from above realizzato da un gruppo di esperti della PwC che si occupa delle cosiddette “Drone powered solutions”, il valore dei droni e del loro utilizzo nei diversi settori commerciali supera oggi i 127 miliardi di dollari USA. E l’agricoltura sostenibile è senza dubbio uno dei settori nei quali i droni hanno le maggiori potenzialità e possono dare un contributo verso la trasformazione che il sistema agroalimentare deve obbligatoriamente affrontare. Con un valore stimato nel settore agricolo di oltre 34 miliardi di dollari, i droni rappresentano una risorsa importante per riuscire a raggiungere l’obiettivo finale di un’agricoltura davvero sostenibile. 

Dalla preparazione del campo….

L’effetto positivo dei droni sull’agricoltura innovativa si fa sentire già nelle fasi di preparazione del terreno e della semina. Grazie all’utilizzo di questi strumenti è possibile infatti produrre precise mappe 3D che permettono un’analisi del suolo e che possono essere usate per pianificare meglio le aree di semina. Sono disponibili oggi anche sistemi basati sui droni per piantare i semi nel terreno: a differenza di quanto avviene con i metodi di semina tradizionali, la nuova tecnica permette di posizionare direttamente nel terreno alla corretta distanza sia il seme sia le sostanze nutritive che gli permetteranno di germogliare. Un sistema che consente di raggiungere un attecchimento del 75 per cento diminuendo i costi della semina dell’85 per cento e incrementando la sostenibilità. Infine, attraverso immagini iperspettrali, multispettrali o con specifici sensori termici, questi alleati dell’agricoltura innovativa sono in grado di comunicare con precisione quale parte del campo necessità di acqua o di qualche altro “aggiustamento” in termini di nutrienti. 


…al controllo del prodotto

Una volta effettuata la semina inizia la fase di crescita del raccolto, molto difficile da tenere sotto controllo con i metodi tradizionali: le immagini da satellite, per esempio, non possono essere ottenute frequentemente (e comunque devono essere richieste anticipatamente) e potrebbero non essere abbastanza chiare per rispondere in modo definitivo alle domande degli agricoltori. Intervengono a questo punto i droni capaci di sorvolare un campo anche diverse volte al giorno e fornire una quantità enorme di dati puntuali che, integrati con altri dati sulla semina e sul terreno, possono anche indicare il momento migliore per cominciare la raccolta.

 Nel contesto di una agricoltura sostenibile, ridurre l’utilizzo di pesticidi rappresenta senza dubbio uno degli obiettivi primari e anche in questo caso i droni possono fare la differenza. 

Grazie a scansioni precise del suolo, possono infatti mantenere una distanza costante dalle piante, indirizzare al meglio il liquido e modificarne in tempo reale la quantità emessa. Così facendo si riducono notevolmente le dosi di pesticidi che raggiungono le falde acquifere e il tempo necessario per le operazioni che risultano fino a cinque volte più rapide rispetto a quelle effettuate con le tecniche tradizionali.  

Ultimo dato in favore dei droni è il costo, ormai accessibile alla maggior parte dei produttori dal momento che si attesta attorno ai 1.000 dollari USA, ai quali però bisogna aggiungere eventuali software scelti in base alle proprie esigenze. 

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