Cambiamenti climatici: arriva il ciclone Donald Trump

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Cambiamenti climatici: arriva il ciclone Donald Trump

Cambiamenti climatici: arriva il ciclone Donald Trump

Tagli netti ai finanziamenti per le agenzie che si occupano di ambiente, scelta di leader che lasciano discutere e posizioni ritenute antiscientifiche guidano la nuova politica U.S.A. in tema di ambiente, mettendo in allerta scienziati e cittadini attenti al tema.

Anni di politiche ambientali e di iniziative per cercare di mettere un freno ai cambiamenti climatici rischiano di crollare sotto la spinta della nuova politica del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. In un contesto mondiale, nel quale i governi si impegnano, anche con trattati internazionali, come quello di Parigi, per proteggere l’ambiente con politiche di sostenibilità, le scelte USA suonano decisamente fuori dal coro, scatenando le ire della comunità scientifica, sfociate, il 22 aprile scorso, nella March for Science, una grande marcia di protesta e sostegno all’attività degli scienziati. 

Un piano di tagli

La prima proposta ufficiale di budget per l’anno fiscale 2018 siglata da Trump e stata valutata, più che come un piano economico, come una dichiarazione politica, che lascia trasparire molte delle idee del presidente sul futuro della nazione. La difesa dell’ambiente e i cambiamenti climatici non rappresentano una priorità del governo Trump, almeno a guardando alcuni delle novità più eclatanti del nuovo programma economico. Il budget della Environmental protection Agency (EPA) si riduce di circa un terzo, quello del National Oceanic Atmospheric Administration (NOAA) che aiuta, tra l’altro, le popolazioni costiere a gestire gli effetti del cambiamento climatico, viene ridotto di centinaia di milioni di dollari. Anche la NASA risente dei tagli con 102 milioni di dollari in meno per il programma Earth science, definito troppo “centrato sul pianeta Terra”, quando l’agenzia dovrebbe occuparsi soprattutto di esplorazione spaziale.  A soffrire sarà però l’intero sistema di protezione e sostenibilità ambientale, a scapito della qualità dell’aria e della contaminazione del terreno, dal momento che sono stati eliminati i programmi che si occupavano direttamente di questi aspetti.


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Il mondo agricolo ha avuto, al momento, reazioni ambivalenti. Da un lato l’agricoltura, come illustra la pubblicazione BCFN “Agricoltura sostenibile e cambiamento climatico”, è tra le principali cause di emissione di gas serra; dall’altro è tra le prime vittime dei cambiamenti climatici. Ma l’amministrazione Trump, al momento, non si è occupata della sostenibilità del settore, preferendo concentrarsi, con un documento pubblicato il 24 aprile scorso, sugli aspetti economici: concorrenzialità delle merci americani e mancanza di manodopera legata alle restrizioni imposte dalla nuova amministrazione all’immigrazione.


Energia: ritorno alle origini

Con l’Energy Independence Executive Order firmato da Trump il 28 marzo 2017 molte delle politiche del governo Obama sui cambiamenti climatici mirate a potenziare la sostenibilità dello sviluppo industriale ed economico vengono eliminate o modificate. È quanto si legge in un comunicato della stessa EPA, guidata oggi da Scott Pruitt, da sempre attivo nell’industria dei carburanti fossili e promotore, in passato, di numerose cause legali contro la stessa EPA. Sotto attacco in particolare il Clean Power Plan, documento simbolo della lotta USA contro il surriscaldamento globale: l’obiettivo è la riduzione del 32% delle emissioni dagli impianti per la produzione di energia entro il 2030. Una mossa di scarsa utilità secondo Pruitt, che ha dichiarato pubblicamente, e in pieno contrasto con quanto sostenuto dalla stessa EPA, di non ritenere le emissioni di CO2 la causa principale del riscaldamento globale. “Ritengo che misurare con precisione l’impatto delle attività umane sul clima sia un’operazione complessa e ci sono pareri molto contrastanti sul tema, quindi non credo che questa sia la principale causa del riscaldamento globale” ha affermato


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A rinforzare questa linea “negazionista”, il 13 aprile 2017 Pruitt ha incontrato un gruppo di minatori presentando il progetto “Back-to-basics” per “ridare lavoro ai minatori americani nell’ottica di arrivare a recuperare l’indipendenza energetica che le politiche precedenti hanno indebolito”. 

Di fronte a tali rivoluzioni, la scienza non sta a guardare: sono numerosi gli scienziati che insorgono di fronte a decisioni contrarie a tutti i dati scientifici oggi disponibili e che potrebbero vanificare anni di lotte a livello globale. La scienza si basa sui fatti, non sulle opinioni personali, hanno ricordato, spiegando che la comunità scientifica è unanime nel sostenere il ruolo delle emissioni di CO2 nei cambiamenti climatici: non si tratta di opinioni ma di fatti ormai incontrovertibili, anche se il nuovo presidente USA sembra voler riportare indietro le lancette della storia.  


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