Business, scienza e governi, insieme per la sostenibilità

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Business, scienza e governi, insieme per la sostenibilità

Business, scienza e governi, insieme per la sostenibilità

Per vincere la sfida di un sistema alimentare nuovo e, più in generale, di uno sviluppo davvero sostenibile serve un approccio di collaborazione stretta tra tutti i principali attori a livello mondiale.



La buona volontà dei governi o le nuove scoperte scientifiche sono di certo importanti, ma non sono sufficienti se l’obiettivo finale è la completa trasformazione del sistema alimentare attuale”. Ne è convinto Peter Bakker, presidente del World Business Council for Sustainable Development, che raccoglie e collega tra di loro numerose imprese unite per accelerare la trasformazione verso un modello di business e un mondo sostenibile. Come? Creando modelli di business che siano accolti con favore dagli imprenditori e abbiano allo stesso tempo un impatto favorevole sull’ambiente e lo sviluppo. E di questi modelli di collaborazione globale Bakker ha discusso anche nel corso del settimo Forum BCFN su cibo e nutrizione svoltosi a Milano, concentrando l’attenzione in particolare sui sistemi alimentari.

Quali sono i principali problemi del sistema alimentare attuale?

L’attuale sistema alimentare non funziona affatto: troppe persone non hanno cibo a sufficienza, molte hanno a disposizione cibo non adeguato, si spreca o si perde un terzo del cibo prodotto e gli impatti ambientali della produzione alimentare sono enormi. Per questo quando penso al futuro del sistema alimentare penso innanzitutto alla trasformazione radicale che il sistema attuale deve affrontare. Serve un sistema con un impatto minore sul pianeta, che fornisca la nutrizione adeguata a tutte le persone del globo e che sia più salutare per tutti.

Quali sono le vie da percorrere per arrivare a questa trasformazione?

Bisogna passare da soluzioni basate sulla scienza e ciò sarà possibile solo se il mondo del business collaborerà con quello scientifico e con i governi. E non c’è tempo da perdere. Ci avviciniamo a un mondo abitato da dieci miliardi di persone e dobbiamo essere in grado di nutrirle tutte, con una dieta salutare e buona per il palato, ma agendo sempre e solo entro i limiti che il pianeta impone.

Come si collocano gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite in questo contesto?

Credo che il l’insieme degli obiettivi di sviluppo sostenibile (i cosiddetti Sustainable Development Goals, o SDG) sia fantastico e sia una giusta via per arrivare alla trasformazione del sistema alimentare. Gli SDG sono la cornice entro la quale posizionare tutti gli aspetti del sistema alimentare in un unico contesto, ma l’approccio collettivo di collaborazione tra business, scienza, governi e organizzazioni non governative è senza dubbio la chiave per raggiungere il traguardo. 

Quali sono le sfide che i policy maker devono affrontare?

La prima sfida è riuscire a pensare a questi SGD su una base olistica. Non possiamo risolvere solo i cambiamenti climatici, dobbiamo trovare soluzioni che permettano di affrontare al meglio tutti quanti gli obiettivi. Questa è una sfida enorme per la maggior parte dei policy maker ma l’insieme degli SDG è l’occasione per mettere unire tutte le voci e i dibattiti oggi ancora separati.

La seconda sfida per i policy maker è comprendere che ormai non possiamo più parlare di questioni solo nazionali: le sfide sono globali e il sistema alimentare deve essere globale. 

E qual è invece il ruolo delle aziende e del business? 

Anche il business gioca un ruolo chiave. Molto del cibo mondiale è prodotto da aziende che si basano su catene globali di rifornimento che passano da un Paese a un altro all’altro capo del mondo. È quindi inevitabile che le aziende siano attori protagonisti quando si parla di trasformare il sistema alimentare.

Pensa sia possibile arrivare a questa trasformazione radicale del sistema alimentare?

Sono ottimista. Se pensiamo ai dibattiti sui cambiamenti climatici vediamo che è successo proprio questo: con l’accordo di Parigi del 2015 per la prima volta i governi, il mondo scientifico, quello degli affari e le città hanno collaborato per trovare soluzioni che ponessero un freno al cambiamento climatico. Ora dobbiamo fare lo stesso per il sistema alimentare. 


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