Armarsi di grembiule per uno stile di vita sano in un ambiente sano

Armarsi di grembiule per uno stile di vita sano in un ambiente sano

29 Novembre 2016

Armarsi di grembiule per uno stile di vita sano in un ambiente sano

Ellen Gustafson è un’attivista dei sistemi alimentari sostenibili nonché autrice, innovatrice e imprenditrice sociale. Il suo primo libro, “We the Eaters: If We Change Dinner, We Can Change the World”, è stato pubblicato nel 2014. Ellen è anche membro dell’Advisory Board della Fondazione BCFN e il 1 dicembre sarà a Milano in occasione del Forum della Fondazione BCFN.

Ellen è co-fondatrice del Food Tank insieme a Danielle Nierenberg e ha anche costituito una piccola impresa sostenibile che produce articoli per la casa chiamata Apron Project. Prima di lanciare il Food Tank, Ellen ha dato vita a 30 Project, una campagna che ha contribuito a dare un diverso orientamento al dibattito sul sistema alimentare globale mettendo in relazione fame e obesità. Ha ideato inoltre numerose campagne che stanno aiutando le persone a cambiare il sistema alimentare partendo dalle loro tavole e dalle scuole. E da ultimo, anche se non per importanza, è membro dell’Advisory Board della Fondazione BCFN, all’interno del quale mette a disposizione la sua esperienza per coinvolgere tutte le parti interessate, e in particolar modo quelle più giovani, nel dibattito sull’alimentazione sostenibile e salutare. Il 1 dicembre parteciperà al Forum della Fondazione BCFN a Milano per premiare il vincitore del concorso BCFN Yes! . Abbiamo parlato con lei del legame tra alimentazione e salute, sia a livello individuale che collettivo.

Una delle sue affermazioni preferite è “il piatto è la risposta”, un riferimento al fatto che ciascuno di noi, tramite le proprie scelte, può fare la differenza nel sistema alimentare.
Il nostro sistema alimentare globale è qualcosa di potente. Produce calorie sufficienti a dare a ogni singola persona sul pianeta più di quanto abbia bisogno, e molti di noi hanno a disposizione opzioni alimentari più varie di quanto i nostri nonni avrebbero mai potuto immaginare. Tuttavia, nonostante il fatto che a molti di noi piacciano caffè economico e banane provenienti da posti lontani, ci sono quasi un miliardo di persone che lottano contro la fame, mentre più di 1,4 miliardi di persone in tutto il mondo sono in sovrappeso oppure obese.
Il nostro sistema alimentare interconnesso può fare cose incredibili, ma non abbiamo ancora capito come garantire una buona alimentazione per tutti in quasi ogni angolo del pianeta.
Anche se è facile dire che chi è in sovrappeso o soffre la fame nel mondo è semplicemente troppo pigro o in qualche altro modo responsabile delle sue sofferenze legate all’alimentazione, in realtà appare chiaro che ciò che davvero deve cambiare è il nostro sistema alimentare in sé. Abbiamo bisogno di un sistema nel quale le opzioni alimentari più disponibili e semplici siano anche le più salutari, e nel quale gli imprenditori e i lavoratori agricoli ricevano compensi equi e soffrano del minor numero di problemi di salute legati all’alimentazione. Quindi le risposte ad alcune delle questioni più urgenti del mondo si trovano davvero nei nostri piatti. Scegliendo i ristoranti non soltanto in base a quanto siano convenienti e appetitosi i pasti che servono, ma anche per i livelli nutritivi delle loro proposte e per l’equità dei compensi recepiti dai loro collaboratori, possiamo spingere il sistema verso opzioni che permettano sia a noi che ai nostri vicini di essere più in salute. Comprendendo meglio chi sia a coltivare il nostro caffè e le nostre banane e pretendendo più commercio equo e approvvigionamenti socialmente responsabili, possiamo contribuire a prevenire la fame tra gli agricoltori nel mondo in via di sviluppo a migliaia di chilometri di distanza da noi.

Lei è piuttosto attiva sui social network e ha molti giovani follower. Qual è il ruolo della nuova generazione nella soluzione dei problemi alimentari del pianeta?
Osservando il sistema alimentare odierno, ci rendiamo conto di aver imboccato una strada che conduce verso obesità, fame, problemi ambientali e disuguaglianze. Poiché la leadership attuale non è stata in grado di prevenire questi problemi, ci servirà una nuova leadership, il più giovane possibile, per decidere quale sarà il sistema alimentare del futuro. Un fatto molto interessante è che vent’anni fa i giovani erano del tutto indifferenti ai temi dell’alimentazione e dell’agricoltura, mentre oggi si dedicano alla cucina e si preoccupano di acquistare cibi salutari e proteggere il pianeta. Quindi possiamo far leva sulla loro passione per il buon cibo e sul loro interesse per le questioni ambientali per attirarli, informarli e costituire questa nuova leadership.

Molte delle sue campagne, come l’Apron Project, sono incentrate sull’educazione alimentare e sulla consulenza nutrizionale. Non crede che si tratti di problemi soltanto per gli Stati Uniti?
Niente affatto. La dieta americana è (purtroppo) diventata la dieta globalizzata nonostante tutti sappiano che i prodotti alimentari trasformati contengono una quantità eccessiva di grassi e zuccheri. Quasi ovunque, persino in quei Paesi in cui si soffre la fame, stiamo assistendo a un incremento dell’obesità. E dunque, dal momento che il problema è diventato globale, anche l’educazione alle buone abitudini alimentari deve diventare globale. Per questo ho lanciato l’Apron Project, per incentivare chi vive negli Stati Uniti a prepararsi da mangiare da zero e a cucinare cibi sani. Indossare un grembiule non è un gesto da nonne, bensì un atto di responsabilizzazione, il cui risultato finale sarà un miglioramento delle nostre condizioni di salute, di quelle della nostra famiglia e di quelle del nostro pianeta. Con lo sviluppo della doppia piramide, la Fondazione BCFN ha fatto un ottimo lavoro, poiché ha messo in relazione la questione della salute degli individui con quella dell’ambiente nonché con le strategie volte a fermare il cambiamento climatico. Ciò che mi rende felice di essere membro dell’Advisory Board della Fondazione BCFN è proprio la possibilità di entrare in contatto con l’industria, con i responsabili delle politiche, con gli attivisti e con i giovani ricercatori di tutto il mondo.

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