Arcimboldo e il volto dell’imperatore

Arcimboldo e il volto dell’imperatore

01 Agosto 2019

Arcimboldo e il volto dell’imperatore

Nelle opere dell’Arcimboldo, fiori, frutti e cacciagione diventano bizzarri elementi costitutivi dei ritratti, che ci raccontano com’erano gli alimenti nel 1500.

I famosi volti composti con frutta e verdura dal pittore italiano di origini lombarde Arcimboldo sono un piccolo mistero della storia dell’arte. Della vita dell’Arcimboldo non si sa molto: non si sa con chi studiò e non rimangono sue opere giovanili. 

Come molti pittori della sua epoca, e in particolare quelli italiani, l’Arcimboldo ha svolto diverse mansioni: ha disegnato vetrate, affreschi e arazzi a Milano, Como e Monza. 


I ritratti dell’Arcimboldo

Nel 1562 lo troviamo però alla corte degli Asburgo, prima a Vienna e poi a Praga, al servizio degli imperatori Ferdinando I, Massimiliano II e Rodolfo II. Ed è proprio il ritratto di quest’ultimo nelle vesti di Vertumnus, il dio delle stagioni, a costituire uno dei massimi capolavori dell’Arcimboldo.

Non sappiamo perché il pittore cominciò a creare questi strani ritratti composti da vegetali o da altri cibi (come selvaggina e carni). Una delle ipotesi è che con questa allegoria del cibo, l’Arcimboldo volesse simboleggiare l’abbondanza portata dal buon governo dei suoi committenti. Uva, meloni, pesche, ciliegie, spighe di grano, fiori e altri elementi naturali compongono il dio delle stagioni e delle metamorfosi, mentre la rigogliosa produzione di frutti e fiori tipici di differenti stagioni e provenienti da aree diverse del mondo celebrano gli Asburgo come dinastia di infinita prosperità e di benessere.


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Cosa si mangiava nel 1500?

Per i ricercatori e i botanici di oggi, i ritratti dell’Arcimboldo sono una miniera di informazioni su come apparivano i prodotti agricoli e quali erano le specie più comuni.

Certamente Arcimboldo subì l’influenza della cultura naturalistica che si stava sviluppando in Lombardia grazie anche alla presenza di Leonardo da Vinci. Lo stesso interesse per le scienze naturali e per la botanica si ritrova alla corte di Vienna e di Praga, accoppiato all’amore per le “bizzarrie” e per il collezionismo di rarità che porta alla nascita dei primi “musei di scienze naturali”, le Wunderkammern o camere delle meraviglie, in cui nobili e studiosi raccolgono le proprie collezioni.

Alla morte di Rodolfo II, il ritratto di Vertumnus è rimasto alla corte di Praga fino al 1648, quando è stato portato via dalle armate svedesi come bottino di guerra. Oggi si trova esposto in Svezia presso il castello di Skoklosters.


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