Con Walter Willett alla scoperta del legame tra cibo e salute

Con Walter Willett alla scoperta del legame tra cibo e salute

26 Ottobre 2018

Con Walter Willett alla scoperta del legame tra cibo e salute

Con il sostegno della scienza e in perfetta sintonia con quando sostenuto dagli esperti BCFN, l’epidemiologo fa luce sullo scenario presente e futuro e sulla relazione inscindibile tra salute dell’uomo e salute del pianeta.

Come far mangiare i 9,8 miliardi di persone che abiteranno il pianeta nel 2050 con una dieta sana e basata su un’alimentazione sostenibile? L’aumento della produzione di cibo, in particolare di cereali, del 70% è la risposta standard, ma è sbagliata. “Questa strada ci porterebbe a un fallimento certo, legato a degradazione dell’ambiente, accelerazione dei cambiamenti climatici e aumento dell’obesità, senza risolvere il problema della malnutrizione” esordisce Walter Willett, nel corso del suo intervento al Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione organizzato da BCFN a New York. Willett, professore di epidemiologia e nutrizione alla Harvard T.H. Chan School of Public Health di Boston, si è occupato per oltre 40 anni del rapporto tra cibo e salute, in particolare tra alimentazione e sviluppo di patologie e, in qualità di membro della EAT/Lancet Commission on Food, Planet Health, ha aiutato il pubblico presente al meeting a comprendere quanto una dieta sana per l’uomo possa avere un impatto anche sulla salute del pianeta, rafforzando concetti già racchiusi nella Doppia Piramide messa a punto da BCFN.  

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Si parla spesso di “dieta sana”, ma cosa significa in termini pratici questa espressione? 

Una dieta è un insieme di diversi cibi. Partendo dai dati scientifici disponibili è possibile creare categorie standard nelle quali inserire gli alimenti e indicare quali sono più importanti per la salute, identificando così una dieta sana. È fondamentale cercare di utilizzare termini e concetti che si avvicinano il più possibile a ciò che la gente mette davvero nel piatto: meglio parlare di pollo o di fagioli piuttosto che di singole componenti di un alimento. 

Qual è, in sintesi, l’impatto della dieta e delle sue singole componenti sulla salute dell’uomo? 

Disponiamo oggi di un’incredibile quantità di dati scientifici sul tema che non solo indicano quali cibi influenzano la salute, ma che ci dicono anche in quale direzione la influenzano e qual è l’entità dell’effetto. Sappiamo, per esempio, che sostituendo una fonte proteica con un’altra si può influenzare notevolmente il rischio di malattie coronariche, con una riduzione del rischio maggiore se si sostituisce la carne rossa con i legumi. Frutta e verdura sono componenti essenziali di una dieta sana e possono aiutare a ridurre la mortalità, con un beneficio massimo che si raggiunge quando si consumano le cinque porzioni al giorno raccomandate. 

Quanto sono sane le diete che si incontrano nei diversi Paesi? 

Dopo aver creato la definizione di dieta sana e averla applicata nel contesto globale (190 tra Paesi e regioni), ci siamo resi conto delle grandi differenze presenti. Nelle regioni dell’area mediterranea si osserva una dieta relativamente buona, così come nel Sud-Est asiatico, ma in paesi come gli Stati Uniti o il resto dell’Europa la dieta è piuttosto lontana da ciò che può essere definito salutare. 

Una dieta sana è anche una dieta sostenibile? 

La risposta generale è affermativa. Abbiamo valutato quali sono gli impatti ambientali dei diversi alimenti, per arrivare a dimostrare che, per esempio in termini di emissione di gas serra, le proteine che derivano da carne di maiale, pollo o anche dal pesce possono avere un impatto negativo sul pianeta. La produzione di carne che deriva da animali ruminanti come i bovini prevede la più elevata emissione di gas serra, ma ci sono cibi, come per esempio i legumi che possono essere prodotti emettendo nell’ambiente dosi davvero basse di questi gas. 

Cambiare la dieta quotidiana spostandosi verso una dieta sana può influenzare quindi anche la salute dell’ambiente? 

Ancora una volta la risposta è affermativa. Per arrivare all’obiettivo di sfamare la popolazione mondiale in modo sano e con un’alimentazione sostenibile servono cambiamenti nel sistema di produzione, nell’alimentazione e anche dello spreco di cibo e tutti questi fattori sono interconnessi. Basta guardare all’utilizzo dei cereali per capire di cosa stiamo parlando. Negli Stati Uniti solo il 10% dei raccolti è destinata al consumo umano, il resto è impiegato soprattutto per l’allevamento degli animali (43%) o per la produzione di etanolo (30%). Il quadro cambia completamente in Cina dove la dieta è molto diversa da quella occidentale: in questo paese oltre la metà (51%) dei raccolti è destinata al consumo umano e “solo” il 32% all’allevamento.

Cosa ci riserva il futuro? 

Le proiezioni ci dicono che gli aumenti maggiori della popolazione si verificheranno in Asia e in Africa, regioni povere dove la povertà e la denutrizione non rappresentano un’eccezione e ci sono poche risorse da dedicare al cambiamento. Ecco perché è fondamentale lavorare tenendo ben presenti tutti gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, anche quelli con risvolti più sociali che riguardano per esempio l’istruzione e la parità di genere o l’accesso ai servizi primari come l’acqua potabile. 


La roadmap del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione di Fondazione BCFN prosegue. La prossima tappa si terrà a Milano il 27 e 28 novembre, per continuare a parlare di dieta sana e di Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.


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