Reducetariani: a piccoli passi verso la salute e la sostenibilità

Reducetariani: a piccoli passi verso la salute e la sostenibilità

13 Marzo 2020

Reducetariani: a piccoli passi verso la salute e la sostenibilità

Senza rinunciare del tutto ai prodotti animali, i reducetariani puntano a ridurne il più possibile il consumo, consapevoli di fare del bene alla propria salute e a quella del pianeta


La formula del “tutto o niente” non va bene per tutti, anche quando si parla di alimentazione. E così, pur riconoscendo l’importanza di dare un taglio al consumo di carne e altri prodotti di origine animale, in molti non riescono a rinunciarvi del tutto. L’alternativa c’è, come spiegano i reducetariani ovvero persone che seguono la “filosofia” del ridurre a piccoli passi la componente animale della propria dieta quotidiana. “La Reducetarian Foundation punta a migliorare la salute umana, proteggere l’ambiente e risparmiare gli animali dalla crudeltà degli allevamenti riducendo il consumo di prodotti animali a livello dell’intera società” si legge nella mission della Reducetarian Foundation, presieduta e co-fondata dallo statunitense Brian Kateman.


Il giusto compromesso?

L’idea di cominciare da obiettivi raggiungibili e non troppo drastici non è nuova. Già nel corso delle due Guerre Mondiali negli Stati Uniti per cercare di ridurre il consumo di alcuni alimenti in una situazione difficile, l’idea è stata ripresa più recentemente dalla campagna statunitense Meatless Monday Campaign, che ha preso il via nel 2003 con il sostegno del Center for a Livable Future della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health e da altre iniziative come i Meat-Free Modays lanciati nel 2009 da Paul, Mary and Stella McCartney. 

Indipendentemente dalla sua origine o dal nome che le si vuole dare, l’idea sembra essere comunque una valida alternativa a scelte più drastiche ma anche più difficili da seguire come quella del vegetarianesimo o del veganesimo. In effetti, stando ai dati di un sondaggio condotto negli Stati Uniti qualche anno fa, l’84% dei vegetariani e vegani torna a mangiare carne e non sono poche le persone (43%) che ritengono difficile seguire la dieta vegetariana o vegana senza sgarrare. “Noi promuoviamo i piccoli cambiamenti nelle abitudini dei singoli e delle istituzioni e un comportamento che, nel suo complesso, può fare una differenza significativa a livello globale” si legge nel sito della Reducetarian Foundation, che promuove la riduzione del consumo di prodotti animali di per sé, indipendentemente dalle motivazioni e dalla dimensione di tale riduzione.

E se le indicazioni degli esperti sono tutte rivolte a una riduzione del consumo di prodotti animali per favorire la salute personale, i dati sull’impronta ambientale delle singole scelte alimentari riportate anche dalla Fondazione Barilla nella pubblicazione Eating Planet non fanno altro che ribadire l’importanza di questo atteggiamento anche per la salute planetaria. Solo per fare un esempio, consumando proteine animali solo due volte alla settimana è possibile tagliare anche di 2.300 g di CO2 equivalente al giorno le emissioni rispetto a quando si porta in tavola carne tutti i giorni. Poca cosa se visto sul singolo individuo, ma un grande contributo all’ambiente e alla salute se messo in pratica da tutti.


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