Stati Uniti: l’assistenza nutrizionale non previene l’obesità

Stati Uniti: l’assistenza nutrizionale non previene l’obesità

Stati Uniti: l’assistenza nutrizionale non previene l’obesità

Il sostegno economico previsto dal programma di assistenza nutrizionale nazionale aiuta milioni di americani ad arrivare a fine mese, ma da solo non basta quando si tratta di scelte sane a tavola e lotta all’obesità.

Più noto con il vecchio nome di “Food Stamp”, il Supplemental Nutrition Assistance Program (SNAP) rappresenta il più grande programma di assistenza nutrizionale a livello nazionale negli USA, nato per garantire la sicurezza alimentare e combattere la malnutrizione. Molti studi, per esempio quello pubblicato all’inizio del 2018 dal Center on Budget and Policy Priorities, sottolineano gli aspetti positivi del programma, ma non mancano dati che mettono in luce un preoccupante aumento dell’obesità e di altri problemi di salute nelle famiglie che ricevono il sussidio. 

Uno sguardo al programma

I primi programmi di assistenza nutrizionale statunitensi risalgono agli anni ’40 del secolo scorso e sono giunti fino ai giorni nostri, passando attraverso modifiche strutturali e di budget pur mantenendo il nome di Food Stamp, legato ai buoni di acquisto cartacei che nel secolo scorso permettevano di rifornirsi presso i negozi alimentari di tutti i principali beni di prima necessità. 

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Dopo il primo Food Stamp Act firmato nel 1964, un secondo documento datato 1977 definì i nuovi criteri di partecipazione al programma che, nel 1984, introdusse l’Electronic Benefits Transfer (EBT), una carta elettronica prepagata per il pagamento adottata oggi a livello nazionale. Nel 2008 il Food Stamp Program ha cambiato ufficialmente nome in SNAP, il programma attualmente in corso e che aiuta oltre 42 milioni di americani con basso reddito a nutrirsi. Una volta ritenute idonee a ricevere il sussidio, le persone si vedono accreditare il sostegno economico da utilizzare solo ed esclusivamente per l’acquisto di cibo. Esclusa a priori la possibilità di mettere nel carrello della spesa birra e alcolici in genere, prodotti non alimentari, pasti da consumare in negozi o ristoranti (tranne alcune eccezioni) e vitamine o medicinali.  

Benefici (o danni) per corpo e mente

A conti fatti, il programma di assistenza nutrizionale fornisce in media solo 1,40 dollari a pasto per ciascuna persona coinvolta nel progetto. Una cifra apparentemente irrisoria, ma in grado in realtà di rappresentare un sostegno alla salute presente e futura della comunità, anche perché oltre la metà delle persone coinvolte è rappresentata da bambini, soggetti particolarmente sensibili agli effetti dell’alimentazione sulla salute. I dati oggi disponibili mostrano, per esempio, che il rendimento scolastico dei bambini più poveri è legato alla possibilità da parte delle loro famiglie di acquistare cibo e inoltre, la sicurezza alimentare, intesa come disponibilità di cibo, è garanzia di salute fisica per i piccoli. 

Resta però aperto il dibattito sul legame tra il programma di assistenza nutrizionale e l’aumento di sovrappeso e obesità. Una revisione della letteratura pubblicata sull’American Journal of Preventive Medicine ha dimostrato che negli USA le persone incluse nel programma SNAP sono quelle che mangiano peggio in termini di qualità della dieta: il numero di calorie assunte è simile a quello dei cittadini che non fanno parte del programma, ma in genere si riduce la quantità di frutta, verdura e cereali integrali (paradossalmente più costosi dei cibi lavorati), mentre aumenta quella degli zuccheri aggiunti. E aumenta di conseguenza anche il rischio di obesità, legato anche al fatto che spesso chi non ha i soldi per acquistare cibo sano, non ha nemmeno il tempo o la capacità di cucinarlo. 


Educazione alle scelte migliori 

Attualmente è possibile utilizzare il denaro ricevuto nel programma SNAP per acquistare tutto ciò che viene definito cibo, incluso il cibo spazzatura, tanto dannoso per la salute. Questa libertà di scelta, unita alla mancanza di educazione alimentare e nutrizionale che spesso si riscontra nelle fasce più povere della popolazione, fa sì che un progetto nato per migliorare la sicurezza alimentare corra il rischio di creare danni alla salute aumentando sovrappeso e obesità. E risolvere il problema non è affatto semplice. 

L’idea di limitare la possibilità di scelta, bloccando l’acquisto di alcuni cibi poco sani ha già scatenato infatti un acceso dibattito tra i sostenitori della salute e quelli della libertà di scelta. Del resto, i tagli netti al programma ventilati dall’amministrazione Trump rischiano di vanificare i benefici finora raggiunti. 

I nutrizionisti consigliano di puntare su programmi di educazione alimentare e di stile di vita come SNAP-Ed, un progetto del Dipartimento per l’agricoltura degli Stati Uniti, nato per spiegare ai cittadini come trasformare i dollari del loro sussidio in salute. Il progetto mette a disposizione materiale informativo di semplice comprensione e soprattutto suggerimenti per gli acquisti e ricette pensate per una popolazione a basso reddito e basso livello educativo. L’accento è posto soprattutto sulle categorie più a rischio: madri, bambini e anziani.

Associazioni come Sustainable Food Trust lavorano per rendere spendibili i fondi ottenuti con lo SNAP anche presso mercati e produttori, per migliorare allo stesso tempo la qualità del cibo e la sua sostenibilità ambientale.


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