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La dieta più sostenibile? Quella con meno calorie

Gli studi più innovativi dimostrano che per vivere più a lungo e più in salute si può fare qualcosa di più radicale che seguire la Piramide Alimentare: bisogna ridurre drasticamente l’apporto calorico. I digiuni improvvisati possono però essere pericolosi. Per questo c’è chi, come lo scienziato italiano Valter Longo, ha elaborato una dieta mima digiuno.

Un approccio alimentare che vede nella riduzione dell’introito calorico, a patto che vi sia la corretta assunzione di tutti i nutrienti qualitativamente e quantitativamente necessari, ha un’influenza positiva sull’allungamento in condizioni di salute ottimale della vita”. È questa la conclusione ha cui giungono gli esperti di BCFN nel volume Eating Planet, alla luce di una attenta analisi della letteratura scientifica disponibile. “Alla luce delle diverse ricerche condotte – molte delle quali oggi ancora in corso – sull’influenza dell’alimentazione sulla salute, è possibile affermare che la restrizione calorica senza malnutrizione (intesa quale riduzione dell’introito calorico fino a un limite del 50%, ma con adeguata assunzione di vitamine e sali minerali) risulta essere uno dei più potenti interventi di rallentamento dell’invecchiamento e aumento della durata della vita in molti modelli animali”.
Dopo gli studi sul modello animale, c’è però chi ha già dimostrato la bontà di questa strategia anche nell’uomo. È Valter Longo, ricercatore della University of Southern California (USC) e dell’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare (IFOM) di Milano che ha dimostrato sperimentalmente l’efficacia di una dieta mimadigiuno (DMD), da seguire periodicamente per contrastare l’invecchiamento, per rafforzare vari sistemi tra cui quello immunitario e nervoso e per ridurre il fattore di rischio di varie patologie incluso il cancro.
Adottare periodicamente una dieta a basso contenuto di proteine, per 5 giorni e sotto controllo medico, registra degli effetti positivi duraturi sullo stato di salute dell’organismo con cambiamenti in fattori di rischio associati a invecchiamento, patologie cardiovascolari, diabete, obesità e cancro” spiega Longo. “Si tratta di riprogrammare il corpo in modo tale da farlo entrare in una modalità di invecchiamento più lento, ma anche di ringiovanirlo attraverso una rigenerazione che si basa sulla stimolazione delle cellule staminali, indotta da quello stato metabolico particolare provocato dalla riduzione delle calorie”.
Secondo i dati sperimentali che emergono dallo studio pilota, tre cicli di una DMD somministrata una volta al mese per cinque giorni hanno ridotto i fattori di rischio e i biomarcatori di invecchiamento, diabete, malattie cardiovascolari e cancro senza registrare effetti collaterali importanti.
Il digiuno totale è difficile da rispettare” dice Longo “e può rivelarsi anche pericoloso. Abbiamo quindi sviluppato una dieta complessa che induce gli stessi effetti nel corpo. Personalmente ho provato sia il digiuno vero e proprio sia la restrizione calorica a tempo, e devo dire che quest’ultima è molto più semplice e anche molto più sicura.”
Durante i cinque giorni di DMD i soggetti assumono una serie di integratori alimentari brevettati dallo stesso Longo e commercializzati solo negli Stati Uniti, dietro rigorosa sorveglianza medica. Il ricercatore mette infatti in guardia rispetto all’adozione di forme radicali di astensione dal cibo, come il digiuno con sola acqua, e dall’affrontare la dieta mimadigiuno senza prima consultare un medico e senza mettersi sotto la sua supervisione durante l’intero svolgimento: “Non tutti sono in condizioni di salute sufficientemente buone da digiunare per cinque giorni, e le ripercussioni sulla salute possono essere gravi per coloro che lo facciano in modo improprio” dice.
Longo consiglia inoltre estrema prudenza per i soggetti diabetici, che non dovrebbero effettuare restrizioni caloriche durante l’assunzione di insulina o antidiabetici orali, mentre per i soggetti con indice di massa corporea inferiore a 18 la DMD non dovrebbe essere effettuata del tutto.
Perché la restrizione calorica funziona persino meglio di una dieta equilibrata? Lo spiegano così Secondo gli esperti di BCFN su Eating Planet: “L’esaurimento della capacità di riprodurre le cellule che si consumano nei processi riparativi dell’organismo porta al progressivo sopravvento di fenomeni infiammatori e degenerativi, come l’aterosclerosi. Alcune malattie croniche degenerative possono derivare da una progressiva incapacità a far fronte a situazioni di infiammazione continua e al progressivo fallimento dei processi riparativi (malattie neurodegenerative). Altre malattie e condizioni di salute, come diabete e obesità, producono invece uno stato infiammatorio nel sangue e nei tessuti capace di generare un più intenso utilizzo dei processi riparativi determinandone il precoce esaurimento, che si traduce in un accorciamento dell’aspettativa di vita. Un numero crescente di studi scientifici enfatizza il legame tra le differenti patologie croniche e lo stato di infiammazione “silente” generato dall’adozione di modelli alimentari scorretti. In tali studi si evidenzia come il tipo di modello alimentare adottato possa influenzare positivamente o negativamente le risposte infiammatorie dell’organismo. Tale livello d’infiammazione sarebbe “basso”, cioè inferiore alla soglia necessaria per evocare dolore e quindi “silente”. La prolungata presenza di tale livello silente d’infiammazione, che comporta un consumo più veloce dei processi riparativi dell’organismo, ha un impatto
sull’insorgenza di malattie croniche e, quindi, sulla longevità e la qualità della vita della popolazione."
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