La dieta più sostenibile? Quella con meno calorie

La dieta più sostenibile? Quella con meno calorie

24 Luglio 2020

La dieta più sostenibile? Quella con meno calorie

Gli studi più innovativi dimostrano che per vivere di più bisogna ridurre drasticamente l’apporto calorico. I digiuni improvvisati possono però essere pericolosi. Per questo c’è chi, come lo scienziato italiano Valter Longo, ha elaborato una dieta mima digiuno che si è dimostrata utile anche nella cura dei tumori.


Un approccio alimentare che vede nella riduzione dell’introito calorico, a patto che vi sia la corretta assunzione di tutti i nutrienti qualitativamente e quantitativamente necessari, ha un’influenza positiva sull’allungamento in condizioni di salute ottimale della vita”.

È questa la conclusione ha cui giungono gli esperti di Fondazione Barilla nel volume Eating Planet, alla luce di una attenta analisi della letteratura scientifica disponibile. “Alla luce delle diverse ricerche condotte – molte delle quali oggi ancora in corso – sull’influenza dell’alimentazione sulla salute, è possibile affermare che la restrizione calorica senza malnutrizione (intesa quale riduzione dell’introito calorico fino a un limite del 50%, ma con adeguata assunzione di vitamine e sali minerali) risulta essere uno dei più potenti interventi di rallentamento dell’invecchiamento e aumento della durata della vita in molti modelli animali”.

Simulare il digiuno

Dopo gli studi sul modello animale, c’è però chi ha già dimostrato la bontà di questa strategia anche nell’uomo.

È Valter Longo, ricercatore dell’Istituto FIRC di Oncologia Molecolare (IFOM) di Milano che ha dimostrato sperimentalmente l’efficacia di una dieta mima-digiuno (DMD), da seguire periodicamente per contrastare l’invecchiamento, per rafforzare vari sistemi tra cui quello immunitario e nervoso e per ridurre il fattore di rischio di varie patologie incluso il cancro, in particolare quello del seno.

La notizia arriva da uno studio internazionale coordinato proprio dal gruppo di Longo in IFOM e dal Policlinico Universitario San Martino di Genova, appena pubblicato sulla rivista Nature, in cui una dieta ipocalorica a base vegetale è stata testata per determinare il suo effetto sulla crescita del tumore in combinazione a terapia ormonale nei topi e nelle pazienti. Le donne in terapia ormonale in Italia sono circa 400 mila, cioè tre su quattro di quelle che ricevono diagnosi di carcinoma mammario.

I dati raccolti in due studi clinici mostrano che cicli di dieta protratti per una media di circa sei mesi riducono alcuni fattori di crescita che contribuiscono a favorire la proliferazione cellulare e possono influenzare la crescita tumorale. Un risultato incoraggiante, perché mostra che anche negli esseri umani, come negli esperimenti condotti in cellule in coltura e in topolini con tumore al seno, questo effetto potrebbe associarsi a una minor progressione del cancro, a un potenziamento dell’efficacia delle terapie e a un recupero della sensibilità al trattamento nei casi in cui si sia instaurata una resistenza ai farmaci. 

La dieta che abbiamo sperimentato, valutandone gli effetti clinici per la prima volta in donne con tumore metastatico in terapia ormonale, è un regime alimentare vegano ipocalorico che induce nel corpo gli effetti metabolici del digiunare, e per questo è stata chiamata “mima-digiuno” - spiega Alessio Nencioni, del Dipartimento di Medicina Interna del Policlinico San Martino - Università di Genova.

Benefici generali

Adottare periodicamente una dieta a basso contenuto di proteine, per 5 giorni e sotto controllo medico, registra degli effetti positivi duraturi sullo stato di salute dell’organismo con cambiamenti in fattori di rischio associati a invecchiamento, patologie cardiovascolari, diabete, obesità e cancro” spiega Longo. “Si tratta di riprogrammare il corpo in modo tale da farlo entrare in una modalità di invecchiamento più lento, ma anche di ringiovanirlo attraverso una rigenerazione che si basa sulla stimolazione delle cellule staminali ”.

Secondo i dati sperimentali, tre cicli di una DMD somministrata una volta al mese per cinque giorni riducono i fattori di rischio e i biomarcatori di invecchiamento, diabete, malattie cardiovascolari e cancro senza effetti collaterali importanti.

Il digiuno totale è difficile da rispettare” dice Longo “e può rivelarsi anche pericoloso. Abbiamo quindi sviluppato una dieta complessa che induce gli stessi effetti nel corpo. Personalmente ho provato sia il digiuno vero e proprio sia la restrizione calorica a tempo, e devo dire che quest’ultima è molto più semplice e anche molto più sicura.

Il ricercatore mette in guardia rispetto all’adozione di forme radicali di astensione dal cibo, come il digiuno con sola acqua, e dall’affrontare la dieta mima-digiuno senza prima consultare un medico e senza mettersi sotto la sua supervisione durante l’intero svolgimento: “Non tutti sono in condizioni di salute sufficientemente buone da digiunare per cinque giorni, e le ripercussioni sulla salute possono essere gravi per coloro che lo fanno in modo improprio” dice.

Longo consiglia inoltre estrema prudenza per i soggetti diabetici, che non dovrebbero sottoporsi a restrizioni caloriche durante l’assunzione di insulina o antidiabetici orali, mentre per i soggetti con indice di massa corporea inferiore a 18 la DMD è assolutamente da evitare.

Meno calorie, più equilibrio

Perché la restrizione calorica funziona come una dieta equilibrata? Lo spiegano così gli esperti di Fondazione Barilla: “Un numero crescente di studi scientifici enfatizza il legame tra le differenti patologie croniche e lo stato di infiammazione silente generato dall’adozione di modelli alimentari scorretti. In tali studi si evidenzia come il tipo di modello alimentare adottato possa influenzare positivamente o negativamente le risposte infiammatorie dell’organismo. Tale livello d’infiammazione sarebbe basso, cioè inferiore alla soglia necessaria per evocare dolore e quindi ‘silente’. La prolungata presenza di tale livello silente d’infiammazione, che comporta un consumo più veloce dei processi riparativi dell’organismo, ha un impatto sull’insorgenza di malattie croniche e, quindi, sulla longevità e la qualità della vita della popolazione."

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