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La dieta mediterranea si adatta ai tempi

In genere si parla di dieta mediterranea, ma sarebbe meglio utilizzare il termine al plurale perché in realtà esistono diverse versioni di questo regime alimentare che ha saputo adattarsi bene a tutte le esigenze.

La prima elaborazione del concetto di “dieta mediterranea” risale a quasi un secolo fa, quando il medico nutrizionista italiano Lorenzo Piroddi intuì la presenza di un legame tra quella che sarebbe poi diventata l’alimentazione mediterranea e la salute. Da quel lontano 1939 ne è stata fatta di strada e, anche grazie agli studi del medico americano Ancel Keys, la popolarità della dieta mediterranea è cresciuta enormemente tra gli esperti che si occupano di salute, tanto che nel 2010 l’Unesco ha dichiarato questo approccio al cibo “patrimonio immateriale dell’umanità”.
I principi di base sono sempre gli stessi: tanta frutta e verdura, cereali integrali, olio di oliva, noci e pesce, mentre sono più moderati i consumi di grassi animali e carne, soprattutto quella rossa. Gli stessi principi sono rappresentati graficamente anche nei modelli (“piramidi” e “piatti”) della sana alimentazione proposti a partire dal 1992 negli Stati Uniti per spiegare in modo semplice cosa portare in tavola.
Oggi però non esiste una sola dieta mediterranea. Il modello originale ha saputo infatti mantenersi sempre attuale, modificandosi nel tempo in base alle più recenti scoperte scientifiche e anche ai cambiamenti della società, generando diverse versioni per diversi contesti.

Dieta mediterranea a ogni età
Dopo lo “Studio dei sette paesi” di Ancel Keys, condotto a partire dagli anni ‘50 del secolo scorso, si sono moltiplicate le ricerche sulla dieta mediterranea che hanno portato a conoscere nel dettaglio l’effetto dell’assunzione di determinati alimenti sulla salute. Se la piramide alimentare è il modello con cui descrivere la dieta mediterranea, oggi non ne esiste una sola versione e, in alcuni casi, le differenze sono legate all’età di chi deve utilizzarla.
Esiste infatti una “piramide alimentare per la popolazione anziana”, presentata per la prima volta nel 2008 dai ricercatori della Tufts University, negli Stati Uniti. I cibi sono sempre rappresentati seguendo i principi della dieta mediterranea, ma con qualche piccolo “aggiustamento” che rende il regime alimentare più adatto per chi è in là con gli anni.
Dal momento che per un anziano non è sempre semplice uscire a fare la spesa e procurarsi cibi freschi, questa versione della dieta include per esempio anche alimenti in scatola o surgelati ed enfatizza l’importanza dell’acqua e della corretta idratazione, tanto difficile da raggiungere per un anziano che non sente più come un tempo lo stimolo della sete. Infine, ma non certo meno importante, in una dieta mediterranea per l’anziano sono previsti talvolta anche supplementi di vitamina B12, vitamina D e calcio.
Alla stregua di quanto avvenuto per la popolazione anziana, sono stati elaborati anche modelli di dieta mediterranea per altre fasi della vita (età pediatrica, gravidanza e allattamento) e per situazioni particolari (presenza di diabete o altre patologie), molte delle quali sono illustrate anche nel volume Eating Planet edito da BCFN.

La dieta mediterranea segue la società
La società è sempre più multietnica e, per poter rimanere al passo con i tempi, anche la dieta mediterranea si è adattata introducendo alimenti che non potevano essere presenti nella versione originale di questo regime semplicemente perché non conosciuti ai popoli che si affacciavano sul Mediterraneo. Un esempio di questa variante multiculturale della dieta mediterranea è la piramide alimentare transculturale proposta dalla Società Italiana di Pediatria, nata per favorire la conoscenza e l’adozione della dieta mediterranea tra i più piccoli inserendo sapori e cibi nuovi per gli italiani. E così tra i cereali o pseudo-cereali, oltre ai classici grano e farro compaiono anche miglio, sorgo amaranto e quinoa. E tra i cibi da consumare solo occasionalmente ci sono, oltre a biscotti e patatine fritte, anche il dulce de leche, il platano fritto e i nachos. Non mancano infine “nuovi” tipi di frutta e verdura: litchis, mango, ma anche alghe e foglie di cassava.
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