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Grasso? Non certo mio figlio!

I genitori non riescono a valutare con obiettività il peso dei figli e credono di comportarsi, a tavola, meglio di quanto non accada in realtà. Il risultato? Aumenta l’obesità infantile.

Il bambino è sovrappeso, ma i genitori non se ne accorgono. Lo dimostrano numerosi studi pubblicati negli ultimi 15 anni, l’ultimo dei quali, uscito alla fine del 2015 sul British Journal of General Practice, si basa su quasi 3.000 questionari distribuiti alle infermerie scolastiche della Gran Bretagna. I dati oggettivi raccolti dai professionisti (peso, altezza e indice di massa corporea) su due gruppi di bambini (alcuni di 4-5 anni e altri di 10-11) sono stati confrontati con la valutazione che i genitori davano del peso dei loro figli su una scala qualitativa (sottopeso, normopeso, sovrappeso e obeso). Il risultato dimostra che nelle situazioni estreme (bambini sottopeso o decisamente obesi) i genitori sottostimano la gravità della situazione. Una fotografia che si adatta al paradosso alimentare che il mondo contemporaneo sta vivendo: a fronte di un numero crescente di persone che mangiano troppo poco, assistiamo alla crescita dei casi di sovrappeso e obesità legati a un consumo eccessivo o sbagliato di cibo.

 False convinzioni
L’incapacità di stimare correttamente il peso dei figli è un riscontro comune: lo confermano indagini svolte in Italia, Francia, Brasile e persino in alcuni Paesi africani, come il Kenya, dove la mancanza di cibo comincia ad affiancarsi alla presenza di obesità infantile, specie nelle grandi città dove si mangia poco ma male.
In tale contesto, tutti i Paesi occidentali mostrano una crescita esponenziale del fenomeno dell’obesità e del sovrappeso infantile. Secondo un report pubblicato dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) nel 2012, i bambini in età scolare obesi o sovrappeso nel mondo sono 170 milioni.
 La più alta prevalenza di sovrappeso infantile è nei paesi a reddito medio-alto e, se considerati in gruppo, i paesi a basso reddito hanno il tasso di prevalenza più basso. Tuttavia, il sovrappeso è in aumento in quasi tutti i Paesi, e tassi di prevalenza crescono più rapidamente nei Paesi a reddito medio-basso.
Eppure, dice un’indagine condotta in Italia su oltre 15.000 madri da Laura De Gara, presidente del corso di Laurea magistrale in Scienze dell’alimentazione e della nutrizione umana dell’Università Campus Biomedico di Roma, nove mamme su dieci sono convinte di proporre alla propria famiglia uno stile alimentare corretto, a fronte di un tasso di bambini sovrappeso pari al 21 per cento e di bambini obesi pari al 9 per cento.
 Se interrogate sui principi cardine di una buona alimentazione, la maggior parte delle intervistate risponde correttamente ma, a un’analisi approfondita, si scopre che in tavola arriva cibo che non rispetta le regole della prevenzione. I dati italiani sono congruenti con analoghe ricerche condotte, tra le altre, dalla Società europea di pediatria e dal Dipartimento per l’agricoltura degli Stati Uniti, promotore della campagna ChooseMyPlate.
Assistiamo quindi, nei Paesi sviluppati, a uno scollamento tra conoscenze teoriche e buone pratiche che, accompagnata all’incapacità di stimare correttamente il peso ideale dei figli, è all’origine dell’epidemia di obesità infantile a cui stiamo assistendo.

 Si impara da piccoli
“Da un lato sappiamo che l’obesità infantile è un serio fattore di rischio per l’obesità nell’età adulta. Dall’altro lato, e in ottica più generale, stili di vita e comportamenti che si acquisiscono nell’età evolutiva – quali le preferenze alimentari, la composizione della dieta, la distribuzione degli apporti nella giornata, le porzioni, le modalità di consumo degli alimenti, oltre all’acquisizione di uno stile di vita attivo o sedentario – possono concorrere a indurre un comportamento alimentare complessivo adeguato o inadeguato anche in età adulta, in ragione di un ‘effetto-memoria’ legato alle consuetudini acquisite” spiegano gli esperti di BCFN nel volume Eating Planet.

 Risulta fondamentale, quindi, fare attenzione – fin dalla prima infanzia – a mettere in atto comportamenti alimentari adeguati, in termini di sane abitudini alimentari quotidiane e di corretti stili di vita. Anche se alcuni dei fattori all’origine di sovrappeso e obesità sono poco o per nulla modificabili con la prevenzione, perché legati a fattori genetici, altri, al contrario, possono essere contrastati efficacemente con l’alimentazione e il moto. Ma questi interventi – per poter essere duraturi – devono iniziare già nelle primissime fasi della vita.
 Per questo ogni genitore convinto di conoscere e applicare tali interventi dovrebbe vagliare con maggiore attenzione l’esempio che offre ai figli e controllare il contenuto dei piatti che porta in tavola, oltre ad applicare misure obiettive per stabilire il peso dei propri figli, eventualmente con l’aiuto del pediatra.
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