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Feet, forks and fingers: tre “F” per migliorare gli stili di vita

La nostra alimentazione, e più in generale lo stile di vita, possono diventare uno strumento importante per la salute delle persone e del pianeta, senza escludere la componente di piacere insita nel cibo. Ne discutiamo con David Katz, uno dei massimi esperti del legame tra alimentazione e prevenzione.

Il settimo Forum BCFN ha ospitato uno speaker di eccellenza, uno dei massimi esperti del legame tra nutrizione, stile di vita e prevenzione. È David Katz, fondatore e direttore dello Yale University Prevention Research Center/Griffin Hospital , fondatore della True Health Initiative, presidente dell’American College of Lifestyle Medicine e molto altro ancora: una carriera completamente dedicata ad approfondire il legame tra stile di vita e salute. Il suo slogan? Utilizzare al meglio “le tre F” (feet, fork and fingers, ovvero i piedi, le forchette e le dita), strumenti essenziali per mantenere un corretto stile di vita.

Partiamo dall’inizio. Come e quanto le scelte relative allo stile di vita influenzano la nostra salute?
Un dato su tutti, per capire esattamente quanto le scelte che facciamo sono importanti: con lo stile di vita possiamo ridurre dell’80 per cento il rischio di malattie non trasmissibili come malattie cardiovascolari, cancro, ictus, demenza e molte altre patologie che oggi rappresentano le principali cause di morte prematura nella nostra società. Nessun farmaco può dare questi risultati, mentre lo stile di vita ci riesce. Lo ha dimostrato uno studio del 2009 nel quale sono stati valutati quattro aspetti fondamentali dello stile di vita: fumo, corretta alimentazione (che consisteva “solo” nel mangiare sufficiente frutta e verdura), attività fisica e peso corporeo. Lo stile di vita può influenzare, e spesso prevenire, le malattie non trasmissibili e questo messaggio si basa su forti dimostrazioni scientifiche.

Però la salute è anche una questione di DNA, ovvero di qualcosa che noi ereditiamo e non decidiamo personalmente.
Spesso tendiamo a pensare al DNA come al “destino”, a qualcosa di immutabile, ma non è così. Gli effetti dello stile di vita si fanno sentire a livello del DNA e anche l’espressione dei geni può essere modificata dalle nostre scelte quotidiane, come dimostrano diversi studi che sono andati a valutare il cambiamento nell’attività dei geni in seguito a determinati interventi non farmacologici - come per esempio corretta alimentazione, buon sonno e attività fisica - lo stile di vita è una potente medicina anche a livello genetico e può addirittura modificare la struttura dei cromosomi.

Possiamo quindi dire che siamo noi gli artefici del nostro destino?
In effetti il destino è nelle nostre mani o meglio nei nostri piedi (che ci fanno muovere), nella forchetta (che ci permette di mangiare ogni giorno) e nelle dita (che non devono servire per tenere una sigaretta). “Feet, fork and fingers” sono le tre parole chiave per uno stile di vita corretto. Dobbiamo però ricordare che la conoscenza di per sé non è potere: non basta sapere quali sono le cose importanti per la salute personale o dell’ambiente, bisogna passare ai fatti e agire.

Ogni giorno veniamo bombardati di messaggi di esperti che ci dicono qual è il miglior regime alimentare per la salute. Possiamo oggi stabilire quale sia la dieta migliore?
Si possono confrontare le decine di diete disponibili - dalla DASH, sviluppata grazie ai fondi dei National Institutes of Health statunitensi, alla Mediterranea ma alla fine ciò che interessa davvero è quello che tutte le diete ritenute sane hanno in comune. Si tratta di poche e semplici regole riassumibili in questa frase: Eat food, not too much, mostly plants. Mangia, non troppo, soprattutto vegetali. E la cosa bella è che non dobbiamo scegliere tra cibo salutare e cibo buono. Il cibo sano può essere buonissimo: bastano pochi ingredienti per piatti davvero nutrienti e deliziosi al palato. Ultimo, ma non meno importante, il fatto che abbiamo la possibilità di scegliere cosa mangiare e di influenzare con le nostre scelte anche la salute del pianeta, risparmiando acqua, preservando la biodiversità, modificando il sistema agricolo e rallentando i cambiamenti climatici.
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