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Dal premio BCFN YES! agli store online

Questa è la storia di successo di una giovane ricercatrice. Il merito? Della sua idea innovativa e del contest BCFN YES!, che le ha permesso di realizzarla: un’app che premia l’attività fisica con del cibo sano.

Quando decidemmo di partecipare al BCFN YES! contest ci trovavamo in Italia; era un’estate afosa che ci stavamo godendo con spensieratezza, ma con un sogno sempre in testa. Ora, esattamente dopo due anni da quel luglio del 2014, non posso che guardarmi indietro con un sorriso. Mi ricordo un mare di esperienze, centinaia di facce nuove, una nuova azienda, e la possibilità di fare la differenza. È sorprendente quante cose possano accadere, e in così poco tempo, se si ha molta determinazione e la giusta dose di sicurezza. Il Barilla Center for Food and Nutrition mi ha riportato nella mia terra natale, l’Italia, dopo anni di studi all’estero. Fremevamo all’idea di far parte di questa realtà unica, in cui i giovani hanno la possibilità di dialogare con i più esperti nel campo dell’alimentazione, con l’obbiettivo di condividere le nostre conoscenze e di lavorare per un futuro migliore.

Due anni fa, quel sogno aveva un nome: MindFood. All’epoca non era altro che un discutibile progetto di una decina di slide, nel quale illustravamo l’idea di premiare con del cibo sano le persone che svolgono attività fisica: uno strumento educativo sotto forma di un’app per smartphone. Non c’era un vero e proprio business model dietro, ma già potevamo immaginare l’impatto che avremmo potuto avere. Oggi ci chiamiamo Feat. Siamo un’azienda che raccoglie e riunisce persone e stili di vita diversi, che condivide e crea strumenti tecnologici e benessere attraverso la cultura del cibo sano. Abbiamo realizzato tutto questo grazie allo sviluppo di FeatApp, ma i nostri obbiettivi e le nostre idee continuano a evolversi per includere un pubblico sempre più vasto.

Tuttavia, avere un’idea non basta: era il momento di passare all’azione. Il contest BCFN YES! ci ha permesso di venire allo scoperto, garantendoci una considerevole copertura mediatica e inserendoci in una fitta rete di conoscenze. Infondo, penso che tutto si riduca al costruire le giuste relazioni al momento giusto: BCFN Young Earth Solutions è stato insostituibile in questo. In pochi mesi abbiamo trovato partner e sono entrata a far parte del Food Innovation Program. Ho mosso i primi passi verso il Design Thinking e abbiamo iniziato a sviluppare un prototipo. Ho imparato a riconoscere quali erano le risorse necessarie per realizzare la mia idea e mi sono messa alla prova con una preesistente app contapassi, che ho chiesto ai miei colleghi di provare: giorno dopo giorno aggiornavo i dati dell’app, dopodiché, in base a una classifica, premiavo chi aveva “totalizzato” più passi. Dopo questi piccoli test ho portato Feat nelle strade e condividevo la mia idea con i passanti, per ricevere ogni tipo di feedback. Per prima cosa, mi sono rivolta a un negoziante di alimentari, chiedendogli se avesse voluto contribuire a sviluppare una community forte e sana, e non nascondo di essermi molto sorpresa nel vedere con che facilità lo avessi convinto.

Tutto d’un tratto la nostra idea aveva trovato grande appoggio, e dal prototipo eravamo passati al business plan e allo sviluppo tecnico. Avevamo coinvolto risorse esterne per creare la vesione Beta di FeatApp, tracciavamo dati incessantemente, interrogavamo i primi utenti e parlavamo a tutti del progetto. Verso ottobre 2015 avevamo in mano la prima versione di FeatApp, disponibile sull’App store. Fantastico pensare a quante cose siano successe in un solo anno.
Per il lancio ufficiale dell’app tuttavia era necessario portare a termine altre indagini. Personalmente, non ho mai considerato FeatApp qualcosa di statico. Volevo che l’idea continuasse a crescere, che agisse da catalizzatore per un cambiamento radicale. Grazie alla mia esperienza, ho capito quanto è importante il supporto di una community. Volevo esplorare ancora di più questo aspetto, così abbiamo portato Feat nel mondo delle aziende, per testare un programma pilota tra gli impiegati in modo che l’app non fosse solo un incentivo per migliorare la propria salute, ma anche un esercizio di team building. Penso che qualsiasi opportunità di portare Feat in un nuovo ambiente non abbia prezzo. Non voglio dire che sia facile, anzi, è stato tutto il contario, e non dico che l’app sia perfetta; ma forse non è necessario che lo sia. Ci sono innumerevoli piccolo errori che facciamo ogni giorno che dobbiamo evitare, e altrettanti aspetti che dobbiamo migliorare, ma mi piace pensare che gli errori siano il risultato dell’azione. Fare errori è segno che ci si sta muovendo, che si stanno facendo progressi.

Ora che il prossimo BCFN Forum sta per iniziare, sono davvero curiosa di scoprire chi sarà il finalista di quest’anno. Intanto, continuerò ad andare avanti in diversi campi: stiamo esplorando molti aspetti tecnologici in modo da migliorare FeatApp, così che tutti gli utenti ne possano trarre il massimo dei benefici. Continueremo a tracciare dati, coinvolgere ricercatori e annotare risultati. Ma più di ogni altra cosa, continueremo a condividere ed espandere e la nostra rete per permettere a Feat di portare avanti la sua missione in diverse forme.
Ci vediamo al prossimo BCFN International Forum, l’1 dicembre a Milano! 

Chiara Cecchini (BCFN Alumni)
(Grazie a Duccio Tatini per il contributo)
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