news

cibo e salute

Cosa significa “cibo sano”?

Può sembrare una domanda banale, ma gli esperti statunitensi della Food and Drug Administration da qualche tempo stanno pensando di rivedere la loro definizione di “sano” in riferimento ai prodotti alimentari.

Di fronte a un avocado e a una merendina viene spontaneo classificare “sano” il primo e meno sana la seconda, ma stando alle regolamentazioni nazionali sull’etichettatura dei prodotti alimentari ciò potrebbe rivelarsi errato. Gli Stati Uniti sono l’esempio lampante di questa situazione paradossale: la scritta “healthy” (ovvero “sano”) può comparire sulla confezione di cereali arricchiti con zucchero ma non può essere presente su quella di un trancio di salmone o di una bottiglia di olio di oliva. Come è possibile? Dipende dal significato che – sulla base delle leggi nazionali – ciascun paese attribuisce al termine e che può discostarsi anche molto da quello che il buon senso comune propone. Ma le cose potrebbero presto cambiare dal momento che gli esperti USA stanno pensando di modificare il significato del termine “sano”.

Il significato delle parole
La Food and Drugs Administration (FDA), l’ente che negli USA si occupa di regolamentare farmaci e alimenti, si basa ancora oggi su criteri del 1994 per stabilire il significato della parola “healthy” da attribuire a un alimento. In particolare può essere definito così (e quindi il termine può comparire sulla confezione) un prodotto che rispetti i limiti prestabiliti di grassi totali e saturi, sale, colesterolo e alcuni micronutrienti come vitamine e fibre. Ma basarsi solo sui grassi per stabilire se un alimento è sano o meno non è del tutto corretto. “Oggi abbiamo dati che suggeriscono che non è solo una questione di quantità di grassi ma anche di qualità degli stessi” afferma Joan Salge Blake, professore associato al Boston University's nutrition program ricordando che i grassi “buoni” contenuti in alimenti come salmone, noci o avocado e olio di olia sono ben accetti a tavola. Del resto le stesse raccomandazioni nutrizionali a stelle e strisce vanno contro il significato oggi attribuito al termine “healthy”: le recenti linee guida nutrizionali statunitensi raccomandano infatti di consumare salmone e noci come fonte di proteine, suggerendo quindi di portare in tavola cibo che non può, secondo le regole oggi in vigore, essere definito sano. “Penso sia saggio aggiornare le definizioni per restare al passo con ciò che dice la scienza così come vengono aggiornate le linee guida nutrizionali” sostiene Sara Haas, portavoce della Academy of Nutrition and Dietetics

Tutta “colpa” di una barretta
Da tempo i produttori alimentari si sono concentrati sulla riduzione del contenuto di grassi nei loro prodotti per poterli far rientrare nella definizione di “healthy”, ma per arrivare a questo obiettivo senza rinunciare al gusto e alla consistenza è stato spesso necessario aggiungere altre sostanze, per esempio zuccheri. Queste aggiunte, poco importanti all’inizio degli anni ’90, hanno raggiunto oggi livelli preoccupanti e sono oggi al centro di numerosi studi che dimostrano come possano essere pericolose per la salute. Ma come mai solo ora, dopo oltre 20 anni dalla definizione originale, la FDA decide di ripensare al significato del termine “healthy”? La scintilla che ha causato l’incendio è una lettera di richiamo che l’Agenzia statunitense ha inviato in data 17 marzo 2015 a una azienda alimentare in riferimento a una serie di barrette a base di frutta secca. Nella lettera, gli esperti FDA spiegano che il termine “healthy” non può comparire sulle confezioni di questi prodotti poiché viene superato il contenuto di grassi previsti per legge nei cibi sani. Di tutta risposta l’azienda ha inviato una lettera alla FDA chiedendo proprio di rivedere i criteri per definire un alimento come sano. “Speriamo che la FDA arrivi a cambiare la sua definizione per non doverci trovare nella situazione ridicola in cui un cereale zuccherato può essere considerato sano mentre una manciata di mandorle no” ha dichiarato il responsabile dell’azienda. E a quanto pare la richiesta ha smosso le acque, anche se il cambiamento richiederà probabilmente tempi lunghi. L’importante nel frattempo è continuare a usare il buon senso e seguire le indicazioni degli esperti, inclusi quelli di BCFN da sempre impegnati a promuovere l’alimentazione sana.

Gallery

studies

cibo e salute

Articoli correlati

cibo e sostenibilità

Food Sustainability Index: per trovare il cibo veramente “buono”

Un indice frutto della collaborazione internazionale tra BCFN e l’Economist Intelligence Unit (EIU) aiuterà i policy makers, società civile, settore privato e semplici cittadini a prendere decisioni consapevoli e corrette per diffondere le buone pratiche riguardo al cibo sostenibile per la salute e per l’ambiente.
Leggi tutto
cibo e società

La ricchezza non protegge dalla malnutrizione

Il paradosso dei Paesi del Golfo emerge dai dati raccolti ed elaborati dal Food Sustainability Index: la ricchezza non manca, ma c’è una malnutrizione qualitativa legata al consumo di junk food e il diabete costituisce un rischio di morte comune, oltre a un peso non indifferente per i sistemi sanitari locali.

Leggi tutto
cibo e salute

Il cibo giusto è quello che influenza poco la glicemia

A fronte di una vera e propria epidemia di diabete di tipo 2, quello più legato agli stili di vita, gli esperti hanno sviluppato alcuni indici qualitativi per scegliere cosa mettere nel piatto. L’indice glicemico, per esempio, ci informa degli effetti dei carboidrati sulla glicemia e sulla produzione di insulina, a sua volta legata allo sviluppo di diverse patologie. Ne parliamo con Camillo Ricordi, membro dell’advisory board di BCFN e uno dei massimi esperti mondiali di diabete e nutrizione.

Leggi tutto
Questo sito utilizza cookie per inviarti comunicazioni e servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie.   Leggi tuttoOk