Cibo poco sano e disparità sociali sono alleati del Covid-19

Cibo poco sano e disparità sociali sono alleati del Covid-19

27 Novembre 2020

Cibo poco sano e disparità sociali sono alleati del Covid-19

Diversi studi dimostrano che chi vive in condizioni socio-economiche disagiate e non ha accesso a cibo sano ha maggiori probabilità di andare incontro a forme gravi di Covid-19.  


Nell’attuale pandemia di Covid-19, l’intersezione tra malattie trasmissibili e non trasmissibili ha dato origine a una vera e propria emergenza sanitaria. E il cibo e le differenze socio-economiche giocano un ruolo di primo piano nel determinare gli esiti dell’infezione da nuovo coronavirus. Lo si legge in un articolo di commento recentemente pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine da un gruppo di esperti guidati da Matthew Belanger del Beth Israel Deaconess Medical Center and Harvard Medical School di Boston. 

“Negli Stati Uniti alcune minoranze – neri, latini e nativi americani – fanno registrare conseguenze peggiori dell’infezione da SARS-CoV-2 in termini di numero di infezioni, ricoveri ospedalieri e decessi” spiegano i ricercatori, ricordando che dati simili sono stati rilevati anche in altri paesi dove le minoranze faticano ad avere accesso a servizi sanitari, educativi e sociali e al cibo sano.

Disuguaglianze sociali, differenze di salute

Come riportato nell’articolo, nella popolazione statunitense la percentuale di persone con una dieta poco sana è scesa dal 55,9% al 45,6% nel periodo 1999-2012, ma contemporaneamente sono peggiorate le diseguaglianze nella dieta legate a razza/etnia, reddito e istruzione. Si tratta quindi di differenze nutrizionali che derivano da svantaggi socio-economici e ambientali che storicamente sono più sentiti nelle minoranze. “Per esempio, l’insicurezza alimentare interessa circa l’11% delle famiglie statunitensi, ma è più comune tra i neri, i latini e i nativi americani” affermano Belanger e colleghi.

Chi si trova in una condizione di insicurezza alimentare ha accesso soprattutto a cibo a basso costo, processato e molto calorico” aggiungono, precisando che questo è uno dei fattori che più incide sull’indice di massa corporea. “La prevalenza di obesità negli adulti statunitensi è del 42,4%, ma aumenta nei neri (49,6%), nei nativi americani (48,1%) e nei latini (44,8%)” spiegano. 

Si innesca così un circolo vizioso che parte dai cosiddetti determinanti sociali della salute: dalle discriminazioni razziali alle difficoltà di accesso al cibo sano, dall’ambiente in cui si vive allo stato socio-economico. Tutte queste condizioni di svantaggio si traducono spesso in maggiori tassi di obesità e malattie croniche come diabete e ipertensione, che a loro volta rappresentano fattori di rischio per esiti gravi da Covid-19


Salute sostenibile anche attraverso il cibo

La pandemia di Covid-19 sta mettendo in luce l’importanza dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite. Anche al tempo del coronavirus, infatti, garantire l’accesso al cibo sano e la sicurezza alimentare (obiettivo 2) e superare le diseguaglianze (obiettivi 1, 4, 8 e 10) sono i due pilastri per arrivare a salute e benessere per tutti (obiettivo 3). “L’attuale crisi richiede la creazione di una organizzazione a livello nazionale per valutare le diseguaglianze sanitarie razziali ed etniche del Covid­19, per comprendere a fondo le sfide e mobilizzare le risorse necessarie” commentano gli autori.

Secondo l’American College of Physicians, per ottenere un reale cambiamento è necessario affrontare i determinanti sociali della salute con un approccio multidisciplinare.

Riconoscere queste differenze offre l’opportunità di raccogliere la sfida delle diseguaglianze di salute e di unirsi verso l’obiettivo di una nazione più sana, giusta ed equa” concludono gli esperti.


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