Cambiamento climatico e salute: un conto alla rovescia molto speciale

Cambiamento climatico e salute: un conto alla rovescia molto speciale

23 Gennaio 2020

Cambiamento climatico e salute: un conto alla rovescia molto speciale

Come ogni anno dal 2015, gli esperti di Lancet Countdown hanno pubblicato un report che fa il punto sul legame tra cambiamento climatico e salute dell’uomo, dando spazio anche ad alcune previsioni

A livello globale si cominciano a vedere alcuni progressi in termini di lotta ai cambiamenti climatici e agli effetti che queste modifiche possono portare alla salute dell’uomo, ma la strada da percorrere è ancora molto lunga e senza dubbio irta di ostacoli. Lo spiegano gli oltre 120 esperti provenienti da centri accademici e agenzie delle Nazioni Unite sparsi in tutto il mondo che fanno parte del gruppo Lancet Countdown. Dal 2015, questo gruppo di lavoro riunisce scienziati del clima, ingegneri, esperti del settore energetico e della salute pubblica, economisti e medici che pubblicano a cadenza annuale sulla rivista The Lancet un report nel quale si chiarisce in dettaglio come il cambiamento climatico stia influenzando la salute dell’uomo. “I cambiamenti climatici rischiano di minare 50 anni di conquiste nel campo della salute pubblica” scrivono gli esperti di sul loro sito ufficiale, ricordando che il gruppo lavora affinché la salute occupi un posto di primo piano nel modo in cui i governi conoscono e comprendono i cambiamenti climatici e cercano soluzioni per contrastarli.  


Siamo a un bivio

La vita di ciascun bambino che nasce oggi sarà profondamente influenzata dal cambiamento climatico”. È questo uno dei messaggi chiave emersi dal report 2019 nel quale gli esperti scattano una fotografia della situazione attuale, ma spiegano anche che la popolazione mondiale dovrà sempre più spesso affrontare eventi climatici estremi, perdita di sicurezza alimentare e idrica, un cambiamento nella distribuzione delle malattie infettive e dovrà anche, più in generale, fare i conti con un futuro più incerto. “Senza un cambio di passo e una accelerazione nelle azioni, questa nuova era definirà la salute dell’uomo, in tutte le fasi della vita” aggiungono. Oggi gli scienziati del clima disegnano diversi scenari per il futuro, che dipendono essenzialmente dalla quantità e dalla qualità delle azioni messe in campo per contrastare il surriscaldamento globale. 

Il primo, e senza dubbio più preoccupante, è quello del “continuare così” (“business as usual”, come viene definito nel report 2019). Il modello attuale ha già portato a un innalzamento di 1 °C della temperatura a livello globale rispetto all’era pre-industriale a causa soprattutto all’uso di combustibili fossili. Senza un cambio di rotta, un bambino nato oggi vivrà in un mondo di ben 4 °C più caldo rispetto alla media preindustriale con conseguenze senza precedenti sulla sua vita e sull’ambiente: minori rese dei raccolti, minore sicurezza alimentare, inquinamento atmosferico elevato, eventi climatici estremi, ma anche conseguenze meno evidenti quali la perdita di capacità lavorativa, migrazioni e conflitti. 

L’alternativa a tutto ciò esiste ed è rappresentata da un modello che punta a mantenere l’incremento della temperatura “ben al di sotto dei 2 °C”. “In uno scenario che raggiunge tale obiettivo, un bimbo nato oggi vedrebbe la fine dell’era del carbone nel Regno Unito e in Canada entro i suoi 6-11 anni” si legge nel report. Questo approccio si tradurrebbe in aria più pulita, città più salubri, cibo più nutriente e una serie di nuovi investimenti in sistemi salutari e infrastrutture. La buona notizia è che, seppur ancora troppo lentamente, il mondo sembra aver acquisito maggior consapevolezza del problema e si cominciano a intravedere i semi di una trasformazione. 


Cinque aree di analisi e azione

I 41 indicatori valutati per la stesura del report 2019 si suddividono in 5 macro-aree: effetti, esposizioni e vulnerabilità legate al cambiamento climatico; piani di adattamento e resilienza per la salute; azioni di riduzione del cambiamento e loro benefici sulla salute; economia e finanza e coinvolgimento di della politica e della popolazione. Ciascuna di queste aree è stata analizzata in dettaglio e i risultati, riportati nel documento finale, mettono in risalto alcune contraddizioni piuttosto evidenti. 

Nel 2018, il quarto anno più caldo mai registrato, si sono verificate oltre 220 milioni di esposizioni aggiuntive a ondate di calore estreme, che si associano a una maggiore vulnerabilità al calore in tutti i continenti e a un aumento dei rischi di trasmissione di alcune malattie come la febbre dengue. Sotto molti aspetti i progressi nel mitigare e adattarsi al cambiamento sono ancora insufficienti come dimostra il fatto che, dal 2016 al 2018, la fornitura di energia primaria derivata dal carbone è aumentata dell’1,7%, invertendo il trend precedente. 

Di contro, 51 paesi sui 101 valutati hanno messo in campo piani sanitari nazionali ad hoc e il 69% delle città ha programmato valutazioni del rischio e delle vulnerabilità. Inoltre l’attenzione e il coinvolgimento della popolazione e dei decisori politici (questi ultimi tra i responsabili dei crescenti investimenti finanziari mirati) sono in crescita, merito anche degli scioperi per il clima dei ragazzi di tutto il mondo e degli incontri mondiali sul clima organizzati dalle Nazioni Unite a cadenza annuale (ultimo in ordine di tempo il COP25 di Madrid a dicembre 2019).

Indipendentemente dai risultati del report una cosa è certa, come spiegano gli esperti: “Una sfida senza precedenti richiede una risposta senza precedenti”.


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