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A tavola con le donne

Le donne sono al centro dell’alimentazione dell’intera famiglia e anche per questo devono essere consapevoli degli effetti dell’alimentazione sulla salute, che cambiano nelle diverse età della vita.

Un filo sottile ma lungo e resistente unisce le donne e l’alimentazione. In molte famiglie, anche nelle società più avanzate, è infatti la donna che si dedica maggiormente alla preparazione del cibo per tutti, ricoprendo il ruolo di nutrizionista.

Le esigenze cambiano con gli anni
Le linee guida sulla nutrizione parlano in genere di “adulti” senza fare grandi distinzioni tra uomini e donne. In effetti, almeno in linea generale, le esigenze nutrizionali sono molto simili nei due sessi fatta eccezione per quei due periodi della vita adulta molto particolari, che sono solo femminili: la gravidanza e l’allattamento. Senza entrare troppo nel dettaglio, è importante però sapere che ciascuna età è caratterizzata da fabbisogni differenti, che nelle donne dipendono molto spesso dagli ormoni, in particolare dagli estrogeni. Il primo passo per mantenersi in buona salute grazie all’aiuto del cibo è stare attenti alle calorie che devono essere assunte in quantità sufficiente per permettere all’organismo di svolgere tutte le sue funzioni, ma non in eccesso per evitare l’accumulo di chili di troppo con conseguenze pericolose per cuore, vasi, cervello, metabolismo e ossa e con l’aumento del rischio di alcuni tumori. Nella fase della crescita le ragazze hanno bisogno, in proporzione, di più calorie rispetto alle donne adulte, mentre le donne un po’ più in là con gli anni dovrebbero ridurre l’assunzione di calorie anche per compensare la minore attività fisica legata all’età che avanza ed evitare l’accumulo di grasso addominale tipico delle donne in menopausa.

I nutrienti amici delle donne
Bisogna stare attenti anche alla qualità delle calorie assunte e ancora una volta la dieta mediterranea è il regime alimentare consigliato, con qualche piccolo accorgimento declinato al femminile. Ferro, calcio e vitamina D sono tre nutrienti che non dovrebbero mai mancare nell’alimentazione in rosa.
Il fabbisogno di ferro è alto nelle donne in età fertile a causa delle perdite legate al ciclo mestruale e aumenta ulteriormente in gravidanza per garantire la crescita e l’ossigenazione dei nuovi tessuti del feto per poi diminuire con la menopausa. In gravidanza aumenta anche la richiesta di calcio, che serve per rendere forti le ossa del bambino, e di vitamina D, fondamentale per “fissare” il calcio. Se la mamma non riesce a garantire un corretto apporto di vitamina D e calcio, il bimbo rischia conseguenze gravi, che possono arrivare anche al rachitismo. Ma il calcio è fondamentale anche in giovane età - perché proprio in questo periodo (fino ai 25 anni circa) si costruisce la massa ossea - e con la menopausa, quando le ossa cominciano a diventare fragili più velocemente a causa dei cambiamenti ormonali.

L’alimentazione della mamma
“In gravidanza devi mangiare per due”. Niente di più sbagliato di questa affermazione, smentita da numerosi studi clinici nel corso degli anni. È vero che le donne in attesa devono provvedere con un’alimentazione corretta e bilanciata anche alla crescita del bimbo, ma per raggiungere questo obiettivo è sufficiente aumentare di poco le calorie giornaliere: 70 kCal in più al giorno nel primo trimestre, 260 nel secondo, fino a 500 nel terzo e durante l’allattamento esclusivo al seno, tipico dei primi 6 mesi di vita del piccolo. Ovviamente prendere peso durante la gravidanza è normale, ma oltre certi limiti (circa 12 kg per una donna normopeso al concepimento) i chili di troppo rischiano di avere conseguenze gravi sulla salute di mamma e bambino. “L’equilibrio tra senso della fame e senso di sazietà si stabilisce già nella fase intrauterina dello sviluppo di un individuo” ha spiegato Claudio Maffeis, professore associato di pediatria all’Università di Verona, nell’ambito del Forum BCFN 2011. “Uno squilibrio nutrizionale materno si riflette sul rischio di ammalarsi di diabete, malattie cardiovascolari e neurodegenerative per tutto il resto della vita”.
Se la futura mamma è obesa, aumentano i rischi legati al parto, ma anche il rischio che il neonato abbia problemi di eccesso di peso e di diabete di tipo 2 una volta cresciuto. E anche se i dati disponibili non sono ancora definitivi, sembra che l’eccesso di peso della mamma possa influenzare in modo negativo e permanente anche il metabolismo del bambino o addirittura modificarne il DNA in termini di regolazione dell’espressione dei geni.
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