Una legge contro lo spreco, eccellenza italiana

05 Febbraio 2019

Una legge contro lo spreco, eccellenza italiana

Il percorso della legge italiana contro lo spreco attraverso le parole della sua promotrice, l’onorevole Maria Chiara Gadda.

Le Legge 166/2016 è stato il primo esempio di normativa sull'economia circolare approvata in Italia. Si tratta di una iniziativa che ha radici profonde nella cultura sociale italiana, dove il volontariato e l'aiuto ai bisognosi hanno da sempre coinvolto percentuali altissime di popolazione. La legge ha avuto anche un percorso parlamentare ottimale: un tempo di approvazione relativamente breve (iniziato dall'aprile 2015, l’iter di approvazione terminato 18 mesi dopo con la pubblicazione nell'agosto 2016 e ulteriormente ampliata negli effetti con legge 27 dicembre 2017, n. 205) 


La spinta dal Terzo Settore

Tutto è cominciato con le norme che, a partire dagli anni '90, hanno regolamentato il settore del recupero del cibo con finalità sociale.La spinta arrivava dagli operatori del Terzo Settore che avevano iniziato a lavorare con le aziende ancor prima che ci fosse una legislazione, culminata nel 2003 con la legge che ha preso il nome del Buon Samaritano (155/2003), con cui lo Stato Italiano equiparava al consumatore finale le organizzazioni di volontariato che raccolgono e distribuiscono il cibo ai poveri. Si affidava quindi alle organizzazioni il compito di garantire la sicurezza alimentare, così come avviene nel contesto famigliare, senza comprendere le fasi della filiera alimentare di produzione e/o trasformazione e limitandola a quelle di conservazione, trasporto, deposito e utilizzo degli alimenti. 

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Ora la Legge 166/2016 (conosciuta anche come Legge Gadda dal nome della prima firmataria e relatrice alla Camera dei Deputati) ha ampliato la platea degli stakeholders con l'obiettivo di permettere a tutti i soggetti coinvolti di strutturarsi per raccogliere, conservare e distribuire i beni in eccesso, non solo nel caso dei prodotti alimentari ma anche farmaceutici, prodotti per l’igiene della persona e della casa, articoli di cartoleria e cancelleria e articoli di medicazione, creando una gerarchia del dono che permette la destinazione per solidarietà sociale soprattutto se legata al consumo umano, seguita dal consumo animale e solo in ultima istanza dal compostaggio.

Un lavoro collettivo

Le audizioni alla Camera dei Deputati  hanno coinvolto attori non solo dell'intera filiera produttiva, distributiva e del Terzo settore ma anche associazioni ambientaliste e ordini professionali. 

Come notato da uno degli attori principali del Terzo Settore, Banco Alimentare, la Legge "crea un quadro normativo all’interno del quale inserire le norme già esistenti in tema di agevolazioni fiscali (L. 460/97, L. 133/99), d responsabilità civile (L. 155/03) e procedure per la sicurezza igienico-sanitaria (L. 147/13)" 

"Tra i punti più importanti, ai fini della quantificazione del fenomeno e soprattutto per fornire indicazioni chiare in merito alla tipologia di beni recuperabili, è la definizione dei termini spreco ed eccedenza. Lo spreco è un rifiuto, mentre l’eccedenza consente di attivare percorsi virtuosi di recupero” fa notare l'onorevole Maria Chiara Gadda, e ora questa differenza è ben chiara fin dall'articolo 2. 

Le «eccedenze alimentari» sono: i prodotti alimentari, agricoli e agro-alimentari che, fermo restando il mantenimento dei requisiti di igiene e sicurezza del prodotto, sono, a titolo esemplificativo e non esaustivo: invenduti o non somministrati per carenza di domanda; ritirati dalla vendita in quanto non conformi ai requisiti aziendali di vendita; rimanenze di attività promozionali; prossimi al raggiungimento della data di scadenza; rimanenze di prove di immissione in commercio di nuovi prodotti; invenduti a causa di danni provocati da eventi meteorologici; invenduti a causa di errori nella programmazione della produzione; non idonei alla commercializzazione per alterazioni dell'imballaggio secondario che non inficiano le idonee condizioni di conservazione.

Lo «spreco alimentare» è invece l'insieme dei prodotti alimentari scartati dalla catena agroalimentare per ragioni commerciali o estetiche ovvero per prossimità della data di scadenza, ancora commestibili e potenzialmente destinabili al consumo umano o animale e che, in assenza di un possibile uso alternativo, sono destinati a essere smaltiti. 

"La Legge parte dalla consapevolezza che l’eccedenza si genera in tutta la filiera produttiva e nell'iter di approvazione sono stati sentiti rappresentanti di tutti gli attori coinvolti, sia formalmente con le audizioni sia informalmente in tutte le occasioni in cui è stato possibile, attraverso centinaia di incontri sul territorio" spiega Gadda. Già nel primo anno dall’entrata in vigore, i dati forniti dagli operatori parlano di un aumento medio delle donazioni del 21 per cento (con valori assoluti maggiori al centro nord, considerata la presenza più capillare di Enti del Terzo Settore e di imprese, ma con un incremento percentuale molto rilevante al Sud). 

La legge valorizza anche la  libera scelta dell’impresa che decide di non immettere alcuni prodotti sul mercato proprio con lo scopo di donarli ai più bisognosi, ma rende possibile il recupero di tutti quei beni che perdono il loro valore commerciale ma sono integri dal punto di vista della salubrità e sicurezza: pensiamo alle confezioni non vendibili singolarmente, ai prodotti che hanno superato il termine minimo di conservazione, piuttosto che agli alimenti non somministrati di un banchetto di nozze o del ristorante di una nave da crociera, così come i beni sequestrati ma idonei dal punto di vista igienico sanitario. Dobbiamo lavorare sul fronte della prevenzione per diminuire le eccedenze, ma la nostra sfida deve essere aumentare la varietà dei prodotti recuperati e moltiplicare il numero dei donatori, per rispondere ai bisogni crescenti delle persone in condizioni di difficoltà economica” continua la promotrice della legge. "Nel 2017, dopo un anno di applicazione, grazie agli stimoli provenienti dagli operatori abbiamo ulteriormente ampliato la norma ampliando il paniere dei beni donabili, semplificando gli adempimenti burocratici e soprattutto estendendo le agevolazioni fiscali alle donazioni a favore di tutti gli enti del terzo settore che si iscriveranno nell’istituendo Registro unico nazionale”.

La legge ha avuto anche un effetto educativo, perché è stata una spinta per tutti i cittadini ad assumere comportamenti positivi, come quello di un acquisto più consapevole piuttosto che buone pratiche di utilizzo e conservazione degli alimentanti. 

Semplificazione normativa

In Europa sono state sviluppate altre normative in materia. L’impostazione italiana, diversamente da quella francese, ha posto l’accento sulla semplificazione burocratica, sulla rimozione degli ostacoli interpretativi che avevano caratterizzato il recupero in questi anni, e sulle agevolazioni fiscali. Questa scelta, condivisa con gli operatori e soprattutto con il mondo del volontariato, è risultata più efficace rispetto ad una logica impositiva 

La legge 166/2016 ha colto l’interesse di molti Paesi che non dispongono ancora di una legislazione in materia. “La ricetta italiana nei confronti dello spreco e dell’uso sostenibile delle risorse ha anticipato molti principi oggi valorizzati a livello Comunitario, dobbiamo esserne orgogliosi. Sprecare non ha senso, recuperare è un bene per tutti” conclude l’onorevole.


"Tra i punti più importanti, ai fini della quantificazione del fenomeno e soprattutto per fornire indicazioni chiare in merito alla tipologia di beni recuperabili, è la definizione dei termini spreco ed eccedenza. Lo spreco è un rifiuto, mentre l’eccedenza consente di attivare percorsi virtuosi di recupero"

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