Salute globale: quando salute e sviluppo sostenibile si muovono all’unisono

29 Marzo 2019

Salute globale: quando salute e sviluppo sostenibile si muovono all’unisono

Il concetto di salute è in continua evoluzione. Oggi va ben oltre il singolo soggetto, verso un’idea di salute globale che non può prescindere dallo sviluppo sostenibile.

La salute delle persone non è solo una questione medica. E non basta nemmeno che all’assenza di malattia si aggiunga il benessere fisico, mentale e sociale della persona, come suggerito nella definizione di salute stabilita nel 1948 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per poter dire di avere definito in modo esaustivo la salute. In un articolo pubblicato nel 2011 sul British Medical Journal, Machteld Huber e colleghi cercano di fare un passo in avanti, proponendo una nuova definizione nella quale la salute è identificata nella capacità di adattarsi e auto-gestirsi. Una definizione che, come spiegano gli autori, richiama un concetto già presente tra gli scienziati che si dedicano allo studio dell’ambiente: la salute della terra è la capacità di un sistema complesso di mantenersi stabile all’interno di confini relativamente limitati.  

Oggi, in un mondo nel quale lo sviluppo sostenibile sta acquistando un’importanza sempre maggiore, non è possibile fare a meno di un nuovo concetto: la salute globale. Si tratta in estrema sintesi di allargare lo sguardo sia in termini geografici, includendo nelle analisi e nelle strategie sanitarie la popolazione globale nel suo insieme, sia in termini disciplinari, con la consapevolezza che la salute dell’individuo è influenzata da fattori economici, sociali, ambientali e politici e che a sua volta tali fattori subiscono l’influenza dello stato di salute del singolo.


Primo passo della salute globale: conoscere i bisogni 

“Se le nazioni non sanno cosa fa ammalare e morire le persone diventa molto più difficile sapere come agire in merito” ha affermato MariePaule Kieny dell’OMS. In effetti, una volta introdotto il concetto di salute globale e consapevoli che la salute è strettamente interconnessa con numerosi fattori apparentemente distanti e slegati tra di loro, è necessario mettere in luce i punti critici e gli ostacoli che bloccano il raggiungimento della salute per tutti gli individui del pianeta. Un traguardo descritto in modo molto chiaro anche negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, dei quali il terzo è dedicato proprio al benessere e alla salute globale. Come individuare in modo corretto i bisogni delle popolazioni, per poi disegnare e mettere in campo strategie ad hoc per soddisfare tali bisogni? I dati del Global Health Observatory (GHO) dell’OMS possono essere senza dubbio un ottimo punto di partenza. 

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Nel portale sono disponibili dati statistici legati alla salute e valutati attraverso oltre 1.000 indicatori nei 194 stati membri, il tutto organizzato in modo da tenere sotto controllo i progressi nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile.

Proprio da questo osservatorio si evince, per esempio, che oltre il 45% degli stati membri dell’OMS dispone di meno di un medico ogni 1.000 persone o che nel 2015 il 68% della popolazione aveva accesso a tecnologie di sanificazione. Grazie alle pagine tematiche presenti nel sito, è possibile ottenere informazioni sulle priorità della salute globale, dalla mortalità materno-infantile, alle malattie trasmissibili e non, passando per le innovazioni tecnologiche, l’inquinamento ambientale e l’economia sanitaria. Infine, l’OMS tiene sotto controllo il legame tra la salute globale e il raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite anche attraverso i report periodici World Health Statistics. La pubblicazione del 2018 sottolinea alcuni grandi progressi compiuti da alcune nazioni, senza dimenticare però che la strada da compiere è ancora lunga e ricca di ostacoli. 

Dieci sfide per la salute globale nel futuro prossimo

Per far fronte alla innumerevoli sfide che ogni giorno minacciano la salute globale, l’OMS ha lanciato nel 2019 il 13° Programma Generale di Lavoro, un piano strategico quinquennale che dal 2019 al 2023 punta a tre obiettivi da un miliardo: garantire a un ulteriore miliardo di persone rispetto alla situazione attuale la copertura sanitaria universale, a un ulteriore miliardo la protezione da emergenze sanitarie e a un ulteriore miliardo la possibilità di godere di maggior salute e benessere. Per arrivare a questi risultati è necessario, secondo gli esperti OMS, partire immediatamente da 10 sfide di salute globale, strettamente connesse con il tema dello sviluppo sostenibile. Si parte dal cambiamento climatico e dall’inquinamento dell’aria, considerato come il maggior rischio ambientale per la salute globale: le stime parlano di 7 milioni di persone che ogni anno muoiono prematuramente proprio a causa delle particelle inquinanti respirate e prodotte in gran parte da industria, trasporti e agricoltura. E proprio l’immissione in atmosfera di queste particelle inquinanti è una delle principali cause del cambiamento climatico che influenza la salute dell’uomo da diversi punti di vista: secondo gli esperti, tra il 2030 e il 2050, il cambiamento climatico causerà 250.000 decessi all’anno per malnutrizione, malaria, diarrea e stress legati al calore. L’attenzione si sposta poi sulle malattie non trasmissibili, come cancro o diabete, responsabili di oltre il 70% dei decessi a livello globale e che vedono tra le loro cause principali l’uso di tabacco, l’inattività fisica, l’abuso di alcol, diete poco sane e inquinamento. Incluse nella lista delle priorità anche le pandemie di influenza e alcuni focolai di malattie come Ebola, causate da patogeni potenzialmente letali, senza dimenticare l’annosa questione della resistenza agli antibiotici e la febbre Dengue che mette a rischio la salute del 40% della popolazione mondiale. Fondamentale secondo gli esperti anche occuparsi del calo delle coperture vaccinali e dei contesti nei quali le cure primarie sono ancora troppo deboli. Occhi puntati infine sull’infezione da HIV, con la quale già convivono 37 milioni di persone, e di quel 22% della popolazione globale che ancora oggi vive in contesti di crisi protratte a causa per esempio di guerre, siccità e carestie. 

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