Il ruolo del giornalismo ambientale nel promuovere la sostenibilità alimentare

13 Luglio 2018

Cambiamenti climatici, sicurezza alimentare, migrazioni. Agricoltura, resilienza, gestione delle risorse. Sono solo alcuni dei termini che oggi vengono sempre più utilizzati dai media, specie quelli internazionali. Tutti temi trattati dal giornalismo ambientale, un settore del giornalismo che accomuna conoscenza scientifica, sensibilità sociale, preparazione politica. E capace di comunicare le sfide che l'umanità si troverà ad affrontare nel prossimo millennio, in un pianeta in mutamento e in una società divisa e ancora lontana da un benessere condiviso. Il giornalismo scientifico e ambientale si trova oggi a doversi rapportare, da una parte con l'urgenza mossa dal mondo scientifico nei confronti dei cambiamenti climatici, dall'altra nel dover rispondere ad una politicizzazione della scienza e alla polarizzazione socio-politica che colpisce tutto il mondo. Per questo motivo il ruolo del giornalismo ambientale sarà fondamentale per sensibilizzare non solo l'opinione pubblica nei grandi temi che riguardano la nostra epoca.

La nascita della comunicazione ambientale
La nascita della comunicazione ambientale la si fa generalmente coincidere con l’uscita del libro «Primavera silenziosa» pubblicato nel 1962 da Rachel Carson, riconosciuto a livello internazionale come il manifesto del movimento ambientalista. Negli anni '60 e '70 i movimenti crebbero, influenzando l'opinione pubblica su molti dei temi legati alla protezione dell'ambiente e della natura. Nel 1990 nasce la Society of Environmental Journalists, un'associazione senza scopo di lucro che raggruppa e «rafforza la qualità, la copertura e la fattibilità del giornalismo attraverso tutti i media per aumentare la comprensione pubblica delle questioni ambientali». Da quel momento in poi anche la professione giornalistica ha avuto un nuovo slancio, con la nascita di associazione, come la World Federation of Science Journalists (WFSJ) che si propongono di sostenere il ruolo dei giornalisti esperti di scienza, tecnologia e ambiente, favorendo la loro formazione e lavorando perché le tematiche che richiedono conoscenze tecniche siano affidate alla penna di professionisti competenti. La WFSJ ha anche lanciato programmi per sostenere il giornalismo scientifico, ambientale e la figura del reporter ambientale e investigativo nei Paesi in via di sviluppo, dove la loro presenza può fare davvero la differenza, informando agricoltori e cittadini sulle buone pratiche di sostenibilità. 

Una nuova era per il giornalismo scientifico ed ambientale
Negli ultimi anni il mondo dei media ha subito una profonda trasformazione, dettato in parte anche da un nuovo tipo di fruizione dei contenuti e di nuove piattaforme informative, internet in testa. La contrazione delle vendite subita dalle testate anche più blasonate, ha portato le redazioni a rivedere figure e bilanci. E trasformare anche quella del giornalista scientifico e ambientale. Nonostante ciò, afferma uno studio pubblicato su Frontiers in Communication, «i giornalisti scientifici e ambientali oggi stanno producendo un giornalismo migliore che mai, pubblicando spesso su nuove generazioni di riviste digitali, incentrate sulla scienza». Molte di queste pubblicazioni sono finanziate da fondazioni come BCFN, ma mantengono la loro indipendenza editoriale e spesso forniscono contenuti a pubblicazioni più tradizionali.

Proteggere il pianeta? Il cibo è la risposta

Se n'è discusso anche durante l'ultimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, che ogni anno raccoglie centinaia di giornalisti da tutto il mondo e decine di esperienze e trend della comunicazione. Nel suo intervento Farhana Haque Rahman, direttore generale di Inter Press Service (IPS), agenzia di stampa internazionale specializzata in notizie e analisi dal sud del mondo, ha sottolineato la necessità di formare i giornalisti dei Paesi in via di sviluppo affinché siano in grado di sviluppare commenti analitici per migliorare la consapevolezza delle comunità sulla sostenibilità alimentare e sui cambiamenti climatici e influenzare in questo modo le scelte alimentari dei consumatori, attirando anche l'attenzione dei legislatori e della politica. 

Il Food Sustainability Media Award
Sono molti i fondi e i progetti sorti negli anni per promuovere un giornalismo ambientale di qualità, capace di raccogliere non solo fonti e storie di successo, ma anche di investigare le questioni oggi più attuali: inquinamento, accapparamento delle risorse, perdità di biodiversità, cambiamenti climatici. E l'agricoltura e il cibo non possono che avere un ruolo preponderante nella realizzazione di contenuti e storie dall'alto valore giornalistico. Per questo motivo la Fondazione Bcfn e la Fondazione Thomson Reuters hanno lanciato il Food Sustainability Media Award, un concorso internazionale per premiare l'eccellenza giornalistica capace di raccontare il cibo da una prospettiva diversa e puntare i riflettori sulla sostenibilità alimentare. I grandi temi sono quelli legati ai tre paradossi sul cibo, che più di ogni altro rappresentano gli ostacoli al raggiungimento di una più equa distribuzione delle risorse sul pianeta.


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