Report IPCC sui cambiamenti climatici: non c’è più tempo da perdere

29 Ottobre 2018

Anni di attento lavoro di ricerca e analisi, con il contributo di 91 autori qualificati provenienti da 40 nazioni: da qui nasce il report sul riscaldamento globale di 1,5 °C (SR15) recentemente pubblicato dall’Intergovernmental Panel of Climate Change (IPCC), l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di valutare i dati sui cambiamenti climatici. Il documento nasce su esplicita richiesta della United Nations Framework Convention on Climate Change (UNFCCC) che, a ridosso della firma degli Accordi sul clima di Parigi del 2015 e adottati da 195 nazioni in tutto il mondo, chiesero proprio agli esperti IPCC di preparare un report speciale sul tema dei cambiamenti climatici, da pubblicare nel 2018. E nel corso della 48 Sessione dell’IPCC, svoltasi in Corea del Sud nell’ottobre 2018, il documento è stato presentato al mondo intero con il titolo completo di “Riscaldamento Globale di 1,5 °C, un report speciale IPCC sull’impatto di un riscaldamento globale di 1,5 °C al di sopra del livello pre-industriale e sui relativi pathway di emissione di gas serra, nel contesto di un rafforzamento delle risposte globali alle sfide del cambiamento climatico, dello sviluppo sostenibile e dell’eradicazione della povertà”. Il messaggio più chiaro che emerge dal report è uno: la lotta ai cambiamenti climatici non può più aspettare.

Solide (e preoccupanti) premesse
Il punto di partenza del report è rappresentato da uno dei pilastri dell’accordo di Parigi, ovvero “mantenere l’aumento della temperatura media globale ben al di sotto dei 2 °C rispetto ai livelli pre-industriali e mettere in campo strategie e impegno per limitare questo incremento a 1,5 °C rispetto al periodo pre-industriale”. Tutte le nazioni firmatarie dell’accordo si sono impegnate sin dal 2015 a raggiungere questo obiettivo, formalizzando le proprie strategie nazionali in documenti noti come Nationally Determined Contributions (NDC). Ebbene, secondo l’analisi degli esperti sui cambiamenti climatici, la somma di tutti i contributi nazionali indicati dai singoli paesi non riuscirà a raggiungere il traguardo prefissato e la riduzione dei gas serra non sarà sufficiente a mantenere la temperatura al di sotto della soglia prefissata. Una cosa è certa: l’uomo e le sue attività sono i maggiori responsabili dei cambiamenti climatici e in particolare del riscaldamento globale, che già nel 2017 ha portato a una temperatura mondiale media di 1 °C superiore a quella del periodo pre-industriale (corrispondente al periodo 1850-1900 per il report IPCC). Continuando secondo l’andamento attuale, si stima che il riscaldamento globale raggiungerà 1,5 °C tra il 2030 e il 2052. E non è solo questione di quantità di gas serra emessi in atmosfera: i danni causati al pianeta dall’incremento della temperatura dipendono anche dalla velocità del riscaldamento e dalle aree nelle quali si verifica, dalla resilienza e dalle possibilità di mitigare il cambiamento.

Quel mezzo grado che fa la differenza
A un occhio inesperto la differenza tra un aumento pari a 1,5 °C oppure a 2 °C potrebbe sembrare insignificante, ma gli esperti hanno dimostrato – dati alla mano – che non è così. Anzi proprio in mezzo grado si potrebbe giocare il futuro del pianeta. In linea generale, un incremento pari a 1,5 °C richiederebbe sforzi di adattamento inferiori rispetto a quelli richiesti per affrontare un aumento di 2 °C. Molte delle conseguenze dei cambiamenti climatici e del riscaldamento globale sono già sotto gli occhi di tutti, ma i dati riportati nel report IPCC fanno capire anche ai più distratti che il deterioramento del pianeta causato dall’incremento della temperatura coinvolge a 360 gradi tutti gli aspetti della vita dell’uomo e del pianeta. Riscaldamento globale significa infatti riduzione della terra coltivabile, innalzamento dei livelli del mare e conseguente inondazione di molti territori oggi abitati, desertificazione e successive carestie, siccità e migrazioni di massa, estinzione di molte specie viventi e tanto altro ancora in un elenco che sembra non avere fine. Quanto conta il mezzo grado? Ecco qualche esempio: si ridurrebbe di circa 420 milioni il numero di persone frequentemente esposte a ondate di calore estreme e di circa 65 milioni quello delle persone sottoposte a ondate di calore eccezionale. Con un aumento della temperatura di 1,5 °C le estati senza ghiaccio nell’Artico si verificherebbero una volta ogni 100 anni e non una ogni 10 anni come previsto in caso di aumento di 2 °C. Negli ambienti terrestri, invece, l’aumento di 2 °C causerebbe una trasformazione del 13% dell’ecosistema, percentuale che verrebbe dimezzata se l’aumento rimanesse confinato a 1,5 °C. 

Come agire sin da oggi
“Seguendo le leggi della chimica e della fisica è possibile limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C, ma la sfida richiede l’adozione di cambiamenti senza precedenti” ha affermato Jim Skea, uno dei responsabili IPCC della stesura del report. “Si tratta di prendere oggi le decisioni giuste per garantire un mondo sicuro e sostenibile ora e in futuro” gli fa eco Debra Roberts, anch’essa tra gli autori del documento IPCC, che indica anche alcune possibili strade di sviluppo sostenibile da percorrere sin da subito. Secondo gli esperti, per limitare l’innalzamento della temperatura a 1,5 °C è necessario tagliare le emissioni di gas serra del 45% entro il 2030 (rispetto ai livelli del 2010) e raggiungere il livello “emissioni zero” entro il 2050. L’abbandono del carbone e dei combustibili fossili e l’utilizzo sempre più ampio di fonti di energia rinnovabili e basate sulla sostenibilità giocano un ruolo di primo piano ai fini di raggiungere questo obiettivo. Un aiuto concreto alla riduzione dei gas serra emessi in atmosfera arriva senza dubbio dalle strategie per “catturare” l’eventuale anidride carbonica emessa, come per esempio la riforestazione, anche se il loro impatto a livello globale e sul lungo periodo deve ancora essere studiato in dettaglio. Utili in ottica di sviluppo sostenibile anche gli interventi educativi e tecnologico/strutturali per ridurre l’utilizzo e lo spreco di energia a livello del consumatore finale, senza comprometterne il benessere e lo sviluppo. 


Gli obiettivi di sviluppo sostenibile per contrastare i cambiamenti climatici e i dati emersi dal report di IPCC saranno tra gli argomenti trattati all’interno del Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione di Fondazione BCFN, che si terrà a Milano il 27 e 28 novembre 2018. 


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