Le sfide nutrizionali del nuovo millennio partono dalla sostenibilità

19 Luglio 2018

Ci sono i tre paradossi alimentari descritti in dettaglio da BCFN già diversi anni fa nel volume Eating Planet e ribaditi nel più recente Nourished Planet: denutrizione a fronte di una vera epidemia di obesità; cibo scarso per l’uomo ma utilizzato per animali e biocarburanti e infine spreco di cibo in un Pianeta che soffre ancora la fame. E poi ci sono i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite che, pur spaziando dalla copertura sanitaria globale alla salute degli oceani o alle differenze di genere, sono tutti legati tra loro e a un filo conduttore comune: il cibo. 

“Per avere Povertà Zero (Obiettivo #1) va prima combattuta la fame nel mondo; per combattere i cambiamenti climatici (Obiettivo #13), non si può dimenticare che la produzione agricola causa oltre il 30% delle emissioni di gas serra” dicono gli esperti BCFN, che dedicano ogni anno il Forum internazionale su alimentazione e nutrizione proprio alle sfide nutrizionali più attuali, ricordando che, per vincere tali sfide, oggi la sostenibilità è più importante che mai. 

Nutrizione e salute
Ogni anno nel mondo 36 milioni di persone muoiono per denutrizione e carestie, mentre 3,4 milioni di persone muoiono a causa dell’eccesso di peso. Mai come oggi l’alimentazione sicura e salutare rappresenta una delle più importanti sfide nutrizionali a livello globale che deve essere affrontata con lo sforzo comune di tutti i Paesi. Nessun dubbio sul fatto che un’alimentazione varia e bilanciata - la dieta mediterranea ne è un esempio - sia alla base di una vita lunga e in salute. 

Lo dicono i risultati di numerosi studi clinici ed epidemiologici, che però mettono anche in luce come oggi il mondo sia di fronte a una vera e propria “crisi nutrizionale” che riguarda anche i cosiddetti Paesi sviluppati. Se nel 1915 l’aspettativa di vita nei paesi occidentali si fermava a 45 anni, nel 2013 ha raggiunto gli 80 anni, ma di pari passo è cresciuta la percentuale di persone che soffrono di malattie croniche (ne soffre l’80% degli over65). In crescita anche a livello globale le nuove diagnosi di malattie come tumori e diabete o i decessi per cause cardiovascolari che si stima raggiungeranno i 23,6 milioni nel 2030. 

In questo quadro non molto incoraggiante, il cibo può rappresentare il problema (quando consumato in eccesso e in modo non equilibrato), ma anche la soluzione se scelto in modo consapevole e corretto. L’altro lato della medaglia è rappresentato dalla denutrizione, la carenza di cibo che causa ogni anno la morte di circa 3 milioni di bambini, soggetti particolarmente sensibili agli effetti del cibo, poiché ancora in via di sviluppo. “Un’alimentazione corretta nei primi anni di vita è importante per garantire al bambino uno sviluppo fisico e intellettivo completi, ma anche perché fornisce strumenti di difesa contro malattie che si possono incontrare più in là negli anni” ha spiegato il pediatra Claudio Maffeis, nel corso del Secondo Forum internazionale su alimentazione e nutrizione organizzato da BCFN.

Il diritto al cibo
In un contesto generale nel quale le persone obese e sovrappeso superano per la prima volta quelle scarsamente nutrite, per molte persone resta all’ordine del giorno il problema dell’accesso al cibo sicuro e sufficiente. “L’accesso al cibo rappresenta uno dei diritti umani fondamentali ed è essenziale per il benessere di qualunque società” si legge nel volume Nourished Planet, nel quale gli esperti BCFN identificano l’eliminazione nelle differenze di accesso al cibo come una delle sfide nutrizionali moderne e come “l’ingrediente finale della ricetta per sistemi alimentari all’insegna della sostenibilità”. In concreto, la scarsa produzione agroalimentare e le pratiche di consumo non sostenibili possono portare alla fame intere popolazioni, arrivando in alcuni casi fino a situazioni di carestia che mettono a rischio la vita di milioni di persone e sconvolgono l’intero sistema socio-economico nei paesi più poveri. Ma la sicurezza alimentare - intesa come una condizione nella quale tutti e in qualunque momento hanno accesso fisico ed economico a cibo sufficiente, sicuro e nutriente - non è solo un problema dei paesi in via di sviluppo. 

Un report della UN Food and Agriculture Organization (FAO) sottolinea infatti che il numero delle persone malnutrite nei paesi ricchi ha raggiunto i 16 milioni nel 2012, facendo registrare un aumento di 3 milioni rispetto al 2006. Tra le barriere che ancora si incontrano sul cammino verso il riconoscimento e la realizzazione dell’accesso al cibo come diritto, la povertà occupa senza dubbio un posto rilevante. I dati del 2013 mostrano che il 10,7% della popolazione mondiale viveva in quell’anno con meno di 1,90 dollari USA al giorno; molti agricoltori che vivono nelle aree rurali sono poveri e proprio sulla riduzione di questa povertà bisognerebbe puntare dal momento che, come hanno affermato gli esperti della World Bank, ogni aumento di un punto percentuale del prodotto interno lordo (PIL) generato dal settore agricolo è due volte più efficace nel ridurre la povertà rispetto a un pari incremento in qualunque altro settore. 

Sistemi alimentari amici dell’ambiente
L’agricoltura e l’utilizzo delle terre ad essa correlato sono responsabili del 31% del totale delle emissioni di gas serra, un impatto decisamente maggiore di quello che si osserva per il settore energetico (23,6%) e per i trasporti (18,5%). Gli allevamenti sono responsabili di un altro 12% delle emissioni totali di anidride carbonica e i prodotti alimentari contribuiscono con un ulteriore 5% secondo i dati della U.S. Environmental Protection Agency (EPA). Detto in altre parole, il cibo e la sua produzione hanno un impatto enorme sull’ambiente e le scelte alimentari quotidiane hanno un ruolo chiave nel proteggere il pianeta. Come si legge nel volumi Eating Planet e Nourished Planet, calcolare “l’impronta” (footprint) degli alimenti che portiamo in tavola in termini di emissione di anidride carbonica (Carbon Footprint), acqua (Water Footprint) e terra utilizzata (Ecological Footprint) è un primo passo per aumentare la consapevolezza dei consumatori e dei decisori politici. Serve per esempio a mettere in luce che la produzione di un chilogrammo (kg) di carne di manzo “costa” fino a 26.230 equivalenti di anidride carbonica (CO2 eq.) e 19.525 litri di acqua contro i 495 CO2 eq. e i 930 litri di acqua di un kg di frutta. Non è però solo una questione di consapevolezza. È importante anche intervenire in modo efficace su questioni complesse quali lo sfruttamento e la distribuzione delle terre coltivabili, i prezzi del cibo, l’innovazione tecnologica nei sistemi di produzione, lavorazione e trasporto degli alimenti, passando attraverso l’educazione e la sensibilizzazione della popolazione. 


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