Le donne in agricoltura sfamano il pianeta

20 Aprile 2018

Quando acquistiamo qualsiasi prodotto agricolo, abbiamo un'alta probabilità che questo sia stato coltivato da una donna. Oggi infatti il 43 per cento della forza lavoro in agricoltura (dati Fao) è rappresentato dalle donne. Una presenza e un contributo che risultano essere determinanti per la sicurezza alimentare di intere comunità e per la produzione agricola in molti Paesi in via di sviluppo e a forte vocazione rurale. Ma restano ancora troppe le disparità di genere, che costringono le donne ad accettare salari più bassi, orari e condizioni di lavoro peggiori, ad avere difficoltà nell'accedere ai finanziamenti. Senza contare la quasi assenza nella vita e nelle decisioni politiche delle comunità in cui vivono e che concorrono a supportare. 

Secondo Monique Villa della Thomson Reuters Foundation, meno del 20 per cento dei proprietari terrieri sono donne, mentre secondo la Fao, nei Paesi più poveri la percentuale non va oltre il 10 per cento. Ciò nonostante 400 milioni di loro producono la maggior parte del cibo a livello mondiale. 

Oggi tutte le organizzazioni internazionali riconoscono il ruolo della donna in agricoltura, tanto che questo viene considerato anche negli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) redatti dalle Nazioni Unite e che raccolgono tutti gli obiettivi principali per raggiungere uno sviluppo che sia accessibile, condiviso a livello globale.


La parità di genere negli SDGs

L'obiettivo 5, che si pone di realizzare l'uguaglianza di genere e migliorare le condizioni di vita delle donne, sradicando ogni forma di violenza nella sfera privata e pubblica, è uno dei più pragmatici quanto di più difficile attuazione anche secondo l’opinione delle Nazioni Unite che l’hanno redatto e promosso. In agricoltura le donne non lavorano solo la terra, ma sono imprenditrici e leader di intere famiglie e comunità. Si è dimostrato, con esperimenti sul campo condotti da varie organizzazioni internazionali e da istituzioni governative che lavorano nella cooperazione e nello sviluppo, che garantire lo stesso accesso degli uomini alle risorse, ai servizi e alle opportunità economiche permette un aumento della produzione agricola, dei benefici economici e sociali della comunità e contribuisce alla riduzione della malnutrizione e della povertà.



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Il prossimo femminismo sarà in l'agricoltura 

Il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) è convinto che in un prossimo futuro sarà fondamentale garantire le pari opportunità nelle aree rurali e nei Paesi in via di sviluppo. La disuguaglianza di genere infatti genera un divario nella produttività agricola, che costa ogni anno milioni di dollari alle economie dei paesi a forte vocazione agricola (l'Ifad calcola che solo in Uganda il costo economico di tali perdite sia di 67 milioni di dollari l'anno). La cosiddetta “gender equality” si traduce non solo in una condizione migliore della donna, ma in un miglioramento della sicurezza alimentare e della produzione agricola. L'Ifad sostiene attivamente alcuni progetti in Tanzania e Mozambico, fornendo istruzione in ambito finanziario e un'adeguata formazione all'uso di strumenti tecnologici a gruppi di agricoltori composti per oltre la metà da donne. Così facendo, non solo questi agricoltori hanno modo di accedere al settore finanziario formale, ma diventano molto più informati sui prezzi di mercato, cosa che consente loro di aumentare i propri profitti e accumulare risparmi. 

Landesa, organizzazione che lavora per la riduzione della povertà, ha mostrato, grazie a progetti sul campo, come in Nepal i figli di donne che possono acquistare la terra hanno il 33 per cento di probabilità in meno di essere malnutriti, mentre in Ruanda le donne che vantano maggiori diritti sulla proprietà sono anche maggiormente coinvolte nella conservazione e nell'uso sostenibile del suolo. 


Uguaglianza di genere, meno sprechi alimentari

Anche l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) è convinta che le donne siano all'altezza degli uomini nelle attività agricole. Anzi, puntare alla parità di genere può incrementare le derrate alimentari e ridurre gli sprechi. Già dal 2011 la Fao collabora con la Save Food Iniziative, lavorando fianco a fianco con gli enti locali e le organizzazioni private per ridurre le perdite e gli sprechi alimentari. Fornendo i giusti strumenti e le conoscenze tecniche, si possono ridurre drasticamente le perdite, lavorando in particolare nella conservazione e nella lavorazione degli alimenti dopo la raccolta, nello stoccaggio e nel corretto raffreddamento, soprattutto in quei Paesi in cui le condizioni climatiche sono particolarmente difficili. 

In un pianeta dalle risorse finite, nel quale ancora oggi 815 milioni di persone soffrono la fame a causa di conflitti e cambiamenti climatici, sarà cruciale fornire supporti adeguati per puntare alla parità di genere, per garantire accesso al cibo e un benessere condiviso, a partire dall'agricoltura.


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