Il futuro della Pac per affrontare i cambiamenti climatici e promuovere lo sviluppo rurale

15 Giugno 2018

La Politica agricola comune (PAC) è una tra le politiche più antiche della Comunità europea. Fondata nel 1962 per supportare l'agricoltura, negli anni è servita per sostenere i contadini europei, finanziariamente e politicamente, per conservare i paesaggi rurali e le moltissime varietà alimentari che caratterizzano il vecchio continente.

L'agricoltura oggi rappresenta un settore fondamentale per la sicurezza alimentare dell'Unione europea, grazie alle 11 milioni di aziende agricole presenti e alle 22 milioni di persone che lavorano regolarmente in questo settore. L'agricoltura però non serve solo a rifornire e garantire ai cittadini europei l'accesso al cibo, ma permette di proteggere la biodiversità, conservare la natura e le risorse naturali. Nonostante ciò il reddito degli agricoltori continua ad essere significativamente più basso rispetto ad altri settori: in media si stima un 40 per cento in meno. 

La Pac come supporto all'agricoltura
Per questo motivo la Politica agricola europea negli anni ha rappresentato un utile strumento per il sostegno degli agricoltori. Il primo pilastro della Pac prevede di erogare pagamenti diretti per garantire il reddito degli agricoltori e per dare un valore economico anche a quei servizi che normalmente non vengono considerati dal mercato, come il mantenimento dei servizi ecosistemici. Inoltre regolamenta i mercati, per far fronte a cali della domanda o incertezza della produzione. Il secondo pilastro è invece legato allo sviluppo rurale, che prevede di promuovere il trasferimento di conoscenze e l'innovazione in agricoltura, migliorandone la redditività e la competitività e promuovendo tecnologie agricole innovative e una gestione forestale sostenibile. L'Unione europea oggi sostiene gli agricoltori con il 38 per cento del proprio bilancio, ma rappresenta solo l'1 per cento di tutta la spesa pubblica nell'Ue.


Il futuro della Pac dopo il 2020
Lo scorso 1 giugno la Commissione europea ha presentato le proposte legislative per la riforma della Politica agricola comune valida per il periodo 2021-2027. La volontà è quella di dare maggiore autonomia agli Stati membri, mentre saranno ritoccati i fondi messi a disposizione, riducendoli di circa il 5 per cento. Saranno privilegiate le piccole e medie imprese agricole, in quanto i Paesi membri dovranno riservare una quota maggiore per ettaro di fondi. Almeno il 2 per cento dei fondi messi a disposizione dovranno essere allocati ai giovani imprenditori agricoli, mentre caleranno a 60mila euro i pagamenti diretti per azienda agricola, a seconda della tipologia.

Ciò che le consultazioni pubbliche hanno evidenziato è la richiesta, da parte dei cittadini europei, di elevare l'agricoltura a ruolo di protezione dell'ambiente, per affrontare in modo efficace i cambiamenti climatici e la perdita della biodiversità. In un recente rapporto redatto dal Crea (Centro politiche e bioeconomia), in collaborazione col Wwf e intitolato “La politica di sviluppo rurale per la biodiversità, Natura 2000 e le aree protette”, si spiega che “oggi gli agricoltori dispongono di un ampio menù di misure ed operazioni che possono, direttamente o indirettamente, contribuire alla gestione della rete Natura 2000 o al raggiungimento degli obiettivi delle Strategie, europea e nazionale, per la biodiversità”, mostrando però come spesso queste siano sottoutilizzate “a causa del rapporto non favorevole, o percepito tale, tra l’importo finanziario del premio e gli impegni richiesti, sia in termini di lavoro sul campo sia di gestione burocratica ed amministrativa prevista per la partecipazione ai bandi”. 

Le critiche e le preoccupazioni
Non sono mancate le critiche alla nuova Politica agricola comune, a partire proprio dalla maggiore autonomia data agli Stati membri, che metterebbe a dura prova i singoli mercati e gli obiettivi climatici europei. Ciò che desta maggiore preoccupazione, però, è la riduzione dei pagamenti diretti, che in alcuni casi potrebbe ridursi del 16-20 per cento. Questo potrebbe portare un'incertezza nella produzione agricola e un massiccio esodo dalle aree rurali. Secondo la Commissione, però, la maggiore autonomia sarà bilanciata dall'obbligo dei Paesi di destinare parte dei finanziamenti a programmi dedicati sia alle misure ambientali (come la protezione delle aree umide e delle torbiere) sia a misure climatiche.


Questo sito utilizza cookie di profilazione, anche di terze parti, al fine di inviarti pubblicità e offrirti servizi in linea con le preferenze da te manifestate nel corso della navigazione in rete. Proseguendo la navigazione sul sito mediante l’accesso a qualunque sua area o la selezione di un elemento dello stesso (ad esempio, di un’immagine o di un link) acconsentirai all’uso dei cookie.
Al seguente link troverai la nostra informativa estesa sui cookie con la descrizione delle categorie presenti e i link con le informative delle terze parti quali titolari autonomi del trattamento nonché avrai la possibilità di decidere quali cookie autorizzare ovvero se negare il consenso a tutti o solo ad alcuni cookie.   Continua