Feci umane: il più insospettabile materiale da riciclo

22 Febbraio 2019

Feci umane: il più insospettabile materiale da riciclo

Le tecnologie per il riciclo delle feci umane risolvono un problema igienico, possono essere fonte di energia e di fertilizzanti per una agricoltura più sostenibile e un minore impatto ambientale.

Disfarsi del letame (anche umano) è diventata una vera e propria urgenza di sanità pubblica globale, e ricercatori e imprenditori in tutto il mondo stanno esplorando possibili soluzioni al problema, come racconta recentemente la prestigiosa rivista scientifica Nature. Secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, 2,3 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso a servizi igienici minimi, e 892 milioni di persone sono costrette a defecare all’aria aperta, con tutti i rischi che questa pratica comporta (in prima istanza, trasmissione di colera e diarrea), con Africa Sub-Sahariana e Sud e Sud-Est asiatico ai primi posti di questa triste classifica. Esiste addirittura una giornata sul calendario, voluta dalla Assemblea Generale delle Nazioni Unite: il 19 novembre è infatti il World Toilet Day, appuntamento istituito nel 2015 con l’ambizioso obiettivo di poter vedere in quindici anni la diffusione di toilette per tutti. Sfortunatamente l’obiettivo è ancora lontano: è probabile che proprio nel 2030 ci siano ben 5 miliardi di persone a cui mancheranno i servizi sanitari di base. Non basta quindi sensibilizzare, occorre agire, e in fretta. 


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Questione di imprenditoria

Previ specifici trattamenti, gli usi più immediati del letame animale e umano sono il fertilizzante e il carburante (un recente lo studio israeliano ha per esempio valutato la resa del materiale), ma alcuni seccano e sfruttano gli escrementi come materiale da costruzione assieme a cemento e mattoni. Diverse aziende stanno valutando se determinati acidi grassi presenti nelle feci possono eventualmente fornire componenti per bioplastiche e prodotti chimici industriali. 

L’intero modello economico delle strutture igienico-sanitarie sta cambiando, passando da un servizio interamente pubblico a una gestione, almeno in parte, di imprese private che trovano valore negli escrementi” dice Doulaye Kone, vicedirettore del programma Water, Sanitation and Hygiene della Fondazione Bill & Melinda Gates (proprio la fondazione che patrocina la Reinvent the Toilet Challenge, una gara di progettazione per sanitari innovativi). 

È così anche in Ghana, dove meno del 5% della popolazione dispone di fogne e sono gli agricoltori stessi, a corto di alternative a basso costo per concimare le terre agricole, a chiedere che i liquami vengano scaricati sui propri campi; questi però, non essendo trattati in maniera corretta, sono veicolo di malattie e di agenti patogeni che, se ingeriti ripetutamente, causano disturbi gastrointestinali che influiscono su sviluppo fisico e cognitivo, specie dei più piccoli. 

E se la trasformazione in fertilizzante non è un grosso problema tecnologico, è invece difficile trarne un profitto. A Tema, città a est della capitale Accra, un nuovo stabilimento che tratta gli escrementi consumando molta meno energia dei normali metodi di compostaggio, ha appena venduto i suoi primi sacchetti da 50 chilogrammi ed è entrato nel programma del governo per il sussidio di fertilizzanti. L'operazione, secondo l'economista aziendale Solomie Gebrezgabher, dell'International Water Management Institute (IWMI), comincerà a fornire reale profitto entro tre anni. 

Da scarto a fonte di energia

Secondo un rapporto del 2015 della United Nations University, se tutte le feci umane prodotte annualmente fossero convertite in biogas fornirebbero elettricità a oltre 138 milioni di famiglie. Una volta esauste, potrebbero addirittura essere nuovamente essiccate a formare combustibile simile al carbone vegetale, utilizzabile da altre migliaia di persone. Di queste proprietà si sono accorte alcune aziende che in Rwanda si occupano proprio di recupero del letame, e che sono riuscite a produrre un combustibile solido, sotto forma di polvere o granuli, che produce il 20% in più di energia rispetto ad altri combustibili a biomassa. 


Dal Sud Africa all’India, soluzioni dal mondo animale

Una particolare mosca, chiamata soldato nero (Hermetia illucens), originaria dei climi tropicali, ha un fondamentale ruolo nella riduzione della massa e del carico inquinante dei rifiuti e liquami, poiché allo stadio larvale li utilizzano come nutrimento. Così AgriProtein, ditta con sede a Cape Town, ha iniziato ad allevarle e, in collaborazione con il Comune di eThekwini e il supporto della Fondazione Bill & Melinda Gates, ha aperto alla fine del 2016 un impianto pilota per trattare le acque reflue di Durban, la terza città sudafricana per popolazione. Con ulteriori ricerche, le mosche potrebbero depurare direttamente dal sistema fognario della città. "C'è molto potenziale",dice Teddy Gounden, responsabile al dipartimento per i servizi igienico-sanitari del distretto municipale di eThekwini. “Altri governi sono in attesa di vedere quale sarà il nostro risultato”. 

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Per rendere più facile per i comuni seguire questa linea, il team di Linda Strande, ingegnere ambientale dell’Istituto Federale Svizzero di Scienze e Tecnologie Acquatiche di Dübendorf, ha sviluppato un opuscolo e corsi online per aiutare gli ingegneri locali a progettare sistemi in grado di produrre prodotti commerciabili dal riciclo del letame umano. 

Si chiama invece Tiger Toilets la startup indiana che ha sviluppato un nuovo design per sanitari dal costo finale di 25.000 rupie (più o meno 300 euro) che ha inserito una particolare tipologia di lombrichi (Eisenia fetida) nel proprio sistema di drenaggio. Questa tecnologia è in grado di proteggere i cittadini dalle epidemie derivanti dalle latrine a cielo aperto ed è di grande aiuto per donne e bambini, costretti spesso ad allontanarsi pericolosamente dai centri abitati solo per andare in bagno.



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