Comunicare il cambiamento climatico, una sfida per i giornalisti

06 Dicembre 2018

Comunicare il cambiamento climatico, una sfida per i giornalisti

Gli esperti riuniti presso l’università italiana di Ca’ Foscari, a Venezia, hanno discusso del ruolo del giornalismo nella diffusione delle informazioni sul cambiamento climatico e sul suo impatto

In un’epoca storica in cui il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump dichiara pubblicamente di non credere alle conclusioni del nuovo rapporto sul cambiamento climatico prodotto dalla sua Amministrazione, e una rete televisiva come la CNN decide di mandare in onda in tempo reale il fact-checking della conferenza-stampa della portavoce della Casa Bianca Sarah Huckabee Sanders, è sempre più chiaro che chi cerca di raccontare la realtà del mutamento climatico in atto ha davanti a sé una sfida formidabile. 

Far comprendere stime e raccomandazioni

Lo sanno bene gli scienziati ma anche i giornalisti e comunicatori (tra cui l’autore di questo articolo, Fabio Turone) che ne hanno discusso all’università Ca’ Foscari di Venezia, su invito del CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, al convegno della Società Italiana della Scienza del Clima.

È un ambito in cui la scienza è portatrice di poche certezze, e in cui occorre quindi imparare a convivere con l’incertezza, adeguando costantemente stime e raccomandazioni, con un esercizio complesso, impegnativo e assai delicato che non di rado crea le premesse per profonde incomprensioni con il mondo del giornalismo, e con i cittadini. 

La continua confusione tra tempo meteorologico (con le sue variazioni anche drammatiche ma a breve termine) e clima, che descrive la tendenza su un periodo di tempo assai più lungo, contribuisce a offuscare le idee a molti, come nell’incontro ha spiegato la fisica dell’atmosfera Silvia Giacomin, autrice del libro “Meteo che scegli, tempo che trovi” (editore Imprimatur), e presidente dell’Italian Climate Network

Il breve video realizzato da un programma televisivo norvegese rende bene l’idea della differenza tra le variazioni di breve termine – il tragitto del cagnolino al guinzaglio che rappresenta il tempo meteorologico - e quelle di lungo periodo – il percorso dell’uomo che passeggia – che rappresenta il clima

Addestrare gli scienziati a comunicare efficacemente

Su questo punto, e sulla continua produzione di fake news che approfittano della complessità di questo tema, ha insistito Stefano Caserini, docente di mitigazione climatica al Politecnico di Milano e animatore di un sito web (Climalteranti) da anni molto impegnato nel tentativo di portare chiarezza. Tra gli ultimi prodotti di questo importante sforzo, la traduzione in italiano del sintetico testo “Principles for effective communication and public engagement on climate science. Handbook for Ipcc authors” (che quindi è oggi disponibile sia in inglese  sia nella traduzione italiana, in fondo alla pagina) che ha l’obiettivo di fornire agli scienziati elementi utili a farsi capire meglio. L’acquisizione di un linguaggio più adatto e una maggiore conoscenza dei meccanismi della comunicazione sono infatti essenziali per evitare le incomprensioni e le trappole più comuni, che spesso in anni passati hanno contribuito a spianare la strada alla disinformazione.

All’incontro è stato anche presentato un contributo del giornalismo specializzato: il volume “Driving scientific research into journalistic report”, scritto per lo European Forest Institute dalla giornalista Elisabetta Tola, è un manuale per la comunicazione del clima e del rischio, rivolto anch’esso principalmente a chi fa ricerca e vuole acquisire la capacità di contribuire efficacemente in prima persona, con o senza il tramite di giornalisti e comunicatori, al dibattito pubblico. 

Un dibattito in cui è oramai chiaro che la disponibilità ad accettare e fare proprie le conclusioni della migliore scienza disponibile non dipende solo da un’agenda politica o dall’ignoranza in materia di scienza, ma è legato anche a tanti altri fattori che richiedono di essere osservati e valutati con attenzione. Fattori che spingono persino l’astronauta americano Harrison Schmitt ad assumere una posizione molto netta nel condannare i complottisti dello sbarco sulla Luna, su cui lui è stato l’ultimo a mettere piede nel dicembre del 1972, dichiarandosi al tempo stesso “da geologo” non convinto del ruolo delle attività umane nel riscaldamento globale. 

Se le persone decidono di negare i fatti della storia, e i fatti della scienza e della tecnologia, non c’è molto che si possa fare con loro. Per molti di loro, provo solo dispiacere per il fatto che non siamo riusciti a educarli” aveva detto nel 2009 in un’intervista al New York Times, parlando della Luna. A distanza di nove anni, l’autore di quella intervista gli ha chiesto nel corso di una conferenza di giornalisti scientifici se percepisse l’ironia di trovarsi oggi dalla parte dei negazionisti del clima. Ovviamente, Schmitt ha risposto che non vedeva nessuna ironia.

La strada da fare, insomma, è ancora molta, ma sono molte anche le iniziative per premiare gli sforzi più significativi, tra cui il il premio Best climate solution, indetto proprio dal CMCC di Venezia, quest’anno rivolto alla comunicazione del clima, dal giornalismo all’arte, dal gaming all’educazione alle attività di training. Ciascuno dei progetti selezionati - consultabili attraverso il sito  - offre importanti spunti di riflessione per iniziative future.

Anche il Food Sustainability Media Award promosso da Fondazione Thomson Reuters e Fondazione BCFN per premiare i migliori servizi sul tema della sostenibilità alimentare ha visto il tema del cambiamento climatico e del suo impatto sulla produzione agricola presente in molti degli elaborati.

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