Approccio multidisciplinare e dialogo strategico per la promozione di sistemi alimentari e sviluppo sostenibile

15 Giugno 2018

di Francesco Rampa, responsabile del Programma SFS (Sustainable Food Systems, Sistemi alimentari sostenibili) presso ECDPM


Uno dei modi migliori per promuovere la varietà alimentare all'interno dei nostri sistemi alimentari è quello di sostenere la produzione, la lavorazione, la distribuzione e il consumo di un'orticoltura più sostenibile (soprattutto in Africa, dove vive la maggior parte della popolazione mondiale in condizioni di povertà e senza accesso alla sicurezza alimentare). Un altro modo è quello di contribuire all'integrazione territoriale tra zone urbane e rurali mettendo in relazione tutti i soggetti operanti nel sistema alimentare, dai produttori ai consumatori, e consentendo a una quota selezionata di coltivatori diretti e piccoli fornitori di soddisfare meglio la domanda urbana e regionale, in modo da approfittare delle promettenti economie alimentari africane. I piccoli imprenditori possono davvero farsi promotori di sistemi alimentari più sostenibili quanto delle iniziative del settore privato per lo sviluppo. Accorciare le catene del valore alimentari per soddisfare la crescente domanda urbana di cibo fresco di qualità può avere un effetto moltiplicatore positivo sull'economia alimentare africana tanto a monte (aumentando la domanda effettiva di conoscenze, prodotti e servizi) quanto a valle (aumentando i posti di lavoro e la creazione potenziale di valore aggiunto a livello di lavorazione, logistica e distribuzione).

Ecco perché, nel luglio del 2017, abbiamo avviato SASS, Sistemi Alimentari e Sviluppo Sostenibile. Questo progetto di dialogo e ricerca della durata di due anni, finanziato dal ministero italiano dell'istruzione, dell'università e della ricerca, è condotto da un consorzio di quattro università italiane e da ECDPM, che si sta occupando di tradurre i risultati della ricerca in processi di decisione politica e accordi di partnership concreti ed efficaci. La nostra ricerca multidisciplinare mira a sviluppare conoscenze, dialoghi strategici e accordi di partnership in grado di contribuire alla crescita di sistemi alimentari sostenibili (SFS) in Africa e non solo. In un contesto caratterizzato da dibattiti e iniziative internazionali su sostenibilità e diversificazione alimentare, SASS si concentra sull'analisi delle sfide e delle opportunità in Kenya (regione di Naivasha) e Tanzania (zone di Arusha e Iringa) per la produzione, la commercializzazione e il consumo di "colture tradizionali ad alto valore naturale" o ortaggi indigeni (ovvero NUS, Neglected and Underutilised Species, "specie sottovalutate e sottoutilizzate") alla luce del loro più elevato valore nutrizionale, della loro maggiore resilienza ai cambiamenti climatici e dell'aumento della domanda da parte dei consumatori, anche nelle città africane. Come già emerso da una letteratura di settore sempre più ampia e da una casistica sempre più numerosa in tutto il mondo, inserire i NUS nei sistemi agroalimentari locali può migliorarne i risultati nutrizionali, la resilienza ai cambiamenti climatici, la redditività dei coltivatori diretti e il rispetto della cultura alimentare locale.

SASS si basa su questi fatti e intende contribuire agli sforzi dei SFS con tre approcci metodologici innovativi: affrontare contemporaneamente tutte le dimensioni della sostenibilità; avviare un dialogo e una ricerca multidisciplinari, concreti e rivolti a una molteplicità di portatori di interessi; collegare la ricerca alla pratica e all'elaborazione di politiche adeguate. A dieci mesi dall'avvio di SASS, abbiamo già imparato molto, anche su ciascuno di questi tre approcci.

Anzitutto abbiamo scoperto che (nonostante stia nascendo una sorta di slancio sui SFS da parte degli ambienti internazionali di decisione politica e dei nuovi portatori di interessi locali) la già ampia letteratura sull'argomento dimostra che affrontare davvero contemporaneamente la sostenibilità economica, sociale e ambientale è difficile tanto per la ricerca quanto per la pratica. Per fare un esempio, la maggior parte delle ricerche sui NUS prende in esame singole rivendicazioni di sostenibilità (p. es. la miglior resilienza ai cambiamenti climatici) e specifici contesti nazionali o subnazionali (senza operare confronti incrociati o transnazionali). Con SASS, pertanto, dopo lunghe discussioni interne al consorzio abbiamo deciso di provare a lavorare simultaneamente (tanto dal punto di vista teorico quanto da quello pratico) su queste tre dimensioni "standard" di sostenibilità, come pure sulla sostenibilità "istituzionale e politica" (perché anche le soluzioni "tecniche" devono basarsi sulle realtà istituzionali e politiche). Così, pur senza pretendere di fornire definizioni rigide e dopo aver preso in considerazione molte iniziative in corso simili al progetto SASS, abbiamo ritenuto che fosse importante definire un sistema alimentare "il sistema che riunisce tutti gli elementi e le attività che riguardano la produzione, la lavorazione, la distribuzione, la preparazione e il consumo di cibo e i risultati di queste attività, comprese le loro conseguenze sociali, economiche e ambientali" e un sistema alimentare sostenibile "un sistema che soddisfa contemporaneamente i bisogni della società (gli individui), dell'economia (il profitto) e dell'ambiente (il pianeta) nel corso del tempo" (adottando per molti versi il quadro di riferimento IPES 2016). Analogamente, a livello pratico, dobbiamo ricercare soluzioni collaborando con i portatori di interessi locali che cercano di affrontare contemporaneamente molteplici dimensioni di sostenibilità e siano ben introdotti nell'ambiente istituzionale. Secondo i portatori di interessi locali, per esempio, i sistemi di mercato (compresa la certificazione e l'etichettatura per la promozione sostenibile dei NUS) e altre componenti di un ambiente politico che permetta di rendere disponibile e appetibile per i consumatori un'alimentazione diversificata, sono elementi irrinunciabili per ottenere sistemi alimentari sostenibili. Tra le possibili soluzioni, pertanto, stiamo ipotizzando di immettere sul mercato etichette che riconoscano contemporaneamente la sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell'orticoltura locale.

La seconda lezione che abbiamo imparato lavorando al progetto SASS riguarda il dialogo e la ricerca multidisciplinari, concreti e rivolti a una molteplicità di portatori di interessi. Progettare e intraprendere adeguatamente una ricerca multidisciplinare richiede molto tempo ed energia. Conveniamo tutti che, in un approccio di sostenibilità alimentare, tenere insieme temi e discipline diversi sia essenziale, ma a livello pratico è difficile fondere la ricerca di economisti, antropologi, nutrizionisti, microbiologi, sociologi ecc. Ricercatori diversi hanno infatti mentalità e metodi specifici della propria disciplina, diversi sistemi incentivanti a guidarne le scelte di analisi e addirittura diversi linguaggi scientifici, e spezzare questi "compartimenti stagni" è arduo. Ma le nostre discussioni con i portatori di interessi locali e le nostre indagini iniziali in Kenya e Tanzania hanno messo in chiaro che, alla luce delle molteplici sfide poste dai sistemi alimentari, non c'è alternativa alla ricerca multidisciplinare. La ricerca da sola, inoltre, non è sufficiente, e il progetto SASS ha compreso anche la necessità di un dialogo concreto con tanti portatori di interessi diversi, dove la comunicazione reciproca e gli accordi siano chiari, affinché i partner locali ci aiutino a trovare soluzioni e ci permettano di divulgare i nostri obiettivi e i nostri risultati in un modo semplice che possa essere compreso da tutti i soggetti coinvolti. Questo approccio è particolarmente importante e innovativo per l'Italia, dove mondo accademico, decisori politici, aziende e società civile non sono abituati a collaborare a stretto contatto per lo sviluppo sostenibile.

Infine, alla luce degli obiettivi del progetto SASS e attingendo alla lunga esperienza di ECDPM, stiamo anche imparando a collegare la ricerca alle linee programmatiche e le linee programmatiche alla pratica nel contesto dei SFS. Pertanto, mentre i vari team di ricerca sono impegnati a svolgere le rispettive analisi tecniche, SASS sta anche collaborando alle soluzioni con i portatori di interessi locali al fine di migliorare politiche, pratiche delle catene di valore e investimenti. Ecco perché abbiamo messo a punto la nostra ricerca in modo tale che i risultati del progetto SASS siano in grado di informare, influenzare e sostenere numerosi processi di decisione politica e di investimento, che avranno luogo a livello globale, regionale, nazionale e territoriale. Selezionando tre sistemi alimentari in Africa orientale, la nostra ambizione è anzi quella di essere in grado di capire meglio come migliorarne la sostenibilità a livello locale, oltre che di trarre insegnamenti per altri paesi e regioni, in modo da fornire alle iniziative internazionali in materia di SFS approcci innovativi e consigli utili basati sui fatti.



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