L’Europa fa il punto sullo stato dell’ambiente

16 Gennaio 2020

L’Europa fa il punto sullo stato dell’ambiente

Nella sesta relazione sullo stato dell’ambiente, gli esperti europei scattano una fotografia del vecchio continente e sottolineano l’importanza di rimboccarsi le maniche per proteggere l’intero Pianeta

La relazione sullo stato dell’ambiente è un documento importante per tutti coloro che si preoccupano del futuro” ha affermato Virginijus Sinkevičius, Commissario per l'Ambiente, gli oceani e la Pesca, commentando la pubblicazione della sesta edizione del documento “L’ambiente in Europa: stato e prospettive nel 2020" (SOER 2020). La relazione è frutto del lavoro dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) e della rete europea di informazione e osservazione ambientale (Eionet) e, come spiegano gli stessi autori, contiene una valutazione generale dell’ambiente in Europa per sostenere la governance e informare l’opinione pubblica. “Il rapporto sullo stato dell’ambiente giunge al momento opportuno per darci un ulteriore impulso adesso che ci accingiamo a un nuovo ciclo quinquennale della Commissione Europea” ha aggiunto Frans Timmermans Vicepresidente esecutivo responsabile del Green Deal Europeo.


La situazione non è rosea

Rispetto alla precedente relazione, pubblicata nel 2015, la situazione dell’ambiente in Europa non è migliorata. Senza dubbio sono stati compiuti progressi in alcuni settori in particolare quelli che riguardano l’efficienza delle risorse e l’economia circolare, oltre che iniziative volte al raggiungimento di una “finanza sostenibile”. Restano però ancora molte sfide aperte, prima tra tutte quella sulla biodiversità, ambito nel quale i miglioramenti sono stati finora piuttosto scarsi. Lo dimostra anche il fatto che solo due dei 13 obiettivi specifici fissati per il 2020 hanno probabilità di essere raggiunti (designazione di zone marine e terrestri protette), mentre risulta chiaro che, senza un cambio drastico di passo, il deterioramento dell’ambiente non potrà che peggiorare nel prossimo futuro. Le attuali tendenze mettono a rischio anche il raggiungimento di obiettivi energetici e climatici a più lungo termine, ovvero per il 2030 e il 2050: si sono infatti osservati rallentamenti in settori quali la riduzione delle emissioni di gas, la produzione dei rifiuti, l’efficienza energetica e l’uso di energie rinnovabili. Infine, è necessario tenere conto dei mutamenti demografici e tecnologici che hanno un notevole impatto sull’ambiente e non si può dimenticare che molte delle attività europee si fanno sentire sull’ambiente anche al di fuori dell’Europa. 


Cambiare per rispettare i limiti 

Il fine ultimo delle politiche europee per l’ambiente e degli obiettivi di sostenibilità a lungo termine fissati dagli esperti del vecchio continente è “vivere bene entro i limiti del pianeta”. Limiti che nella situazione attuale, frutto di un processo che parte dai grandi sviluppi globali iniziati diversi decenni fa, sono piuttosto difficili da rispettare. Rispetto al 1950 la popolazione mondiale è triplicata, il numero delle persone che vivono in città è addirittura quadruplicato e al grande aumento della produzione economica ha fatto seguito un incremento nell’uso di energia e di fertilizzanti. Se da un lato tale accelerazione ha portato vantaggi quali la riduzione della popolazione che vive in estrema povertà a livello globale (42% nel 1981, meno del 10% nel 2015), l’impatto sull’ambiente è stato senza precedenti, tanto che oggi il 75% degli ambienti terrestri e il 40% di quelli marini sono pesantemente alterati. Tutte pressioni che pesano anche sulla salute e il benessere dell’uomo: morbilità e mortalità legate all’inquinamento ambientale sono tre volte superiori rispetto a quelle da AIDS, malaria e tubercolosi messe insieme. Di fronte a questi numeri, bisogna fare di più ma anche agire diversamente. “Non possiamo prevedere il futuro, ma possiamo crearloscrive Hans Bruyninckx, direttore esecutivo della EEA, nell’introduzione al SOER 2020


Sette aree di azione concreta

I tempi sono stretti e le sfide decisamente complesse, ma c’è ancora spazio per azioni concrete per riuscire a realizzare il progetto di futuro sostenibile dell’Europa. In particolare nell’ultima edizione del rapporto sullo stato dell’ambiente si identificano sette aree nelle quali essere più attivi e coraggiosi nell’ottica di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità per il 2030 e il 2050. Tra questi dare piena attuazione alle attuali politiche ambientali, partire dalla sostenibilità per elaborare le politiche europee, porsi come guida internazionale per la sostenibilità, investire di più e riorientare la finanza attuale, garantire una gestione equa del cambiamento verso un’Europa sostenibile e creare nuove conoscenze e competenze in tema ambientale per comprendere meglio le sfide e mettere in campo soluzioni efficaci. Il tutto sempre con un occhio di riguardo agli aspetti sociali del cambiamento, sostenendo modifiche comportamentali e ascoltando e coinvolgendo i cittadini, che potranno essere protagonisti del percorso verso la sostenibilità solo se davvero informati e consapevoli. “Tantomeno dovremmo ignorare i giovani dell’Europa che stanno sempre più facendo sentire la loro voce per chiedere una risposta più ambiziosa ai cambiamenti climatici e al degrado ambientale” precisa Bruyninckx.


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