Il cibo è fonte di piacere, fattore di condivisione, strumento di comunicazione... Indagare queste dimensioni, comprenderne i nessi e le implicazioni, non solo è un esercizio affascinante ma consente di conoscere l’umano nel profondo
Non è un caso se il termine “cultura”, di origine latina, proviene dal verbo "coltivare". Coltivare la terra per poi trasformare i prodotti in alimenti è uno dei gesti che meglio rappresentano la capacità dell’uomo di intervenire positivamente sulla realtà, trasformandola. La produzione agricola, la trasformazione alimentare e l’alimentazione non vanno quindi considerate solo come attività fondamentali per la sopravvivenza della nostra specie, perché le valenze simboliche e culturali ad essa legate sono molteplici e altrettanto importanti. Il cibo è fonte di piacere, fattore di condivisione, strumento di comunicazione, scelta religiosa, testimonianza di credo ideologico o conseguenza di scelte etiche, segno di appartenenza, esperienza di scoperta. Indagare queste dimensioni, analizzarne i nessi e le implicazioni, non solo è un esercizio affascinante ma consente di conoscere l’umano nel profondo, al fine di comprenderne i desideri, le aspirazioni, i sogni.
Individuare nel cibo uno dei caratteri distintivi della società e delle diverse culture rende l’alimentazione uno degli snodi intorno ai quali è possibile giocare il processo di integrazione. In un’epoca in cui la globalizzazione mette sempre più in contatto e a confronto culture e tradizioni, la dimensione alimentare diventa uno dei fattori abilitanti per la reciproca conoscenza dei popoli.

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