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21 Dicembre 2011 - Lettera ai Grandi della Terra

 

Si è chiuso lo scorso 1 dicembre a Milano il 3rd International Forum on Food and Nutrition, organizzato dal Barilla Center for Food & Nutrition. Al centro del dibattito i grandi paradossi alimentari del pianeta. La terza edizione del Forum ha registrato oltre 2000 partecipanti e ha visto l’alternarsi sul palco di 58 relatori provenienti da 4 continenti diversi. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito all’evento una targa di rappresentanza, indice dell’importanza che l’evento ha raggiunto a livello internazionale. Al termine della due giorni sono saliti sul palco cinque studenti dell’Istituto superiore Severi – Correnti di Milano, che hanno rivolto ai Grandi della Terra una lettera con la loro visione del mondo in cui vivono e le loro speranze per il futuro.

Questo il testo che i ragazzi hanno letto alla platea:

“Ai Capi di Stato; ai Capi di Governo, ai Decisori dei Paesi emergenti e dei Paesi maturi; a tutti coloro che hanno responsabilità di Governo, a qualunque latitudine e longitudine del nostro Pianeta. Come Cittadini e Future generazioni del terzo millennio continuiamo ad assistere inermi a grandi paradossi globali, a contraddizioni e ingiustizie sociali. Queste emergenze invece di trovare risposta o soluzioni, assumono ogni giorno dimensioni più significative, nella totale indifferenza di tutti i grandi, dei nostri padri, di Voi adulti che presto ci passerete la responsabilità di gestire il mondo. Ricchezza e povertà sono distribuite in modo sempre più diseguale tra le popolazioni, la carenza di cibo e acqua in molti Paesi si contrappone a una eccessiva alimentazione e allo spreco in altri. Un miliardo di persone e bambini del nostro Pianeta ancora oggi non ha accesso al cibo, ovvero ogni sera gli viene negato il diritto di sedersi a tavola; mentre un miliardo di persone oggi sono obese.  L’80% della produzione globale di cibo viene consumata dal 20% della popolazione mondiale. Ogni giorno 5.000 persone muoiono perché non hanno accesso all’acqua. Acqua e cereali vengono negate ai nostri simili, ma non ai tre miliardi di capi di bestiame e animali di cui non siamo certi di avere bisogno per la nostra alimentazione.  Questi e altri paradossi richiedono una riflessione e una presa di coscienza etica e morale che non possiamo rimandare.  Gli interventi che abbiamo ascoltato in questa sala evidenziano l’urgenza di azioni concrete che possano contribuire al benessere di tutte le persone e del nostro Pianeta. Ciascuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo per affrontare queste grandi sfide. Il nostro invito è in particolare rivolto ai leader, ai grandi della Terra, a voi Padri, affinché mettiate nuovamente l’alimentazione e la nutrizione al centro delle vostre agende, attuando i necessari piani di azione e sviluppo e riconsiderando secondo equità i rapporti tra le persone e i Paesi. Affinché ci lasciate un Pianeta più giusto e sostenibile. E’ importante che anche la ricerca, la scienza e le imprese diano il proprio contributo alla promozione di programmi di informazione ed educazione per migliorare il benessere delle persone. E’ necessario che le aziende trovino modelli più sostenibili per operare sui mercati globali. Perché affrontare le sfide del futuro presuppone impegni condivisi. Date l’opportunità a noi, future generazioni, di vivere una vita dignitosa così come l’hanno avuta le generazioni che ci hanno preceduto. Cominciate oggi, qui, a costruire insieme il nostro futuro, nostro e dei bambini che verranno, perché “conoscere la realtà è il primo passo per cambiarla“.

 

 

21 Novembre 2011 - La felicità come ricetta anticrisi

 

Ha senso parlare di benessere in tempo di crisi? Oggi più che mai, soprattutto se utilizzato come indicatore. La situazione contingente, infatti, suggerisce che il Pil è un indicatore economico parziale e spesso non è sufficiente a ritrarre lo stato di salute di un Paese e dei suoi cittadini. Alla prosperità economica, infatti, non necessariamente corrisponde una comunità soddisfatta, felice e, quindi, anche efficiente. Lo dimostra l'attuale vulnerabilità dei mercati e ne è convinto anche il primo ministro inglese David Cameron che recentemente ha deciso di lanciare un 'sondaggio sulla felicità', con una lista di domande da inviare a tutti gli abitanti del Regno Unito: sei soddisfatto del tuo coniuge/compagno? sei soddisfatto della tua salute fisica e psichica? hai un lavoro? ti piace il tuo lavoro? Insomma, sei felice? E sono proprio questi i parametri del futuro sui quali far ripartire l'economia. Per misurare lo sviluppo di una nazione è necessario, oggi più che mai, andare oltre il prodotto interno lordo: la vera sfida è misurare il benessere, quello vero, legato non solo alla sostenibilità economica, ma anche a quella sociale e ambientale, così da rendere il futuro meno incerto. Va a 'caccia' della felicità anche il Bcfn Index, indice di valutazione del benessere messo a punto dal Barilla Center for Food & Nutrition, che da uno studio effettuato su 10 nazioni (Italia, Spagna, Grecia Francia, Germania, Danimarca, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, Giappone) rivela una Svezia al top, con 7,23 punti su 10, e una Grecia tutta da rifare (il dato non sorprende vista la situazione economica). Neanche l'Italia che si colloca in settima posizione può sentirsi soddisfatta. A pesare negativamente è il sistema politico, dell'educazione e del sociale che tutti insieme risultano indici sintomatici della crisi interna che sta attraversando il paese. Sapere come e dove focalizzare le risorse ridarebbe peso alla politica in crisi e fiducia ai cittadini. E' questa la via d'uscita. Il tema del benessere sarà approfondito in occasione della Terza edizione dell'International Forum on Food and Nutrition, organizzato dal Bcfn, che si svolgerà a Milano il 30 novembre e il 1° dicembre: due giornate di dibattito e confronto per incontrare i maggiori esperti nel panorama internazionale e dare il proprio contributo all'analisi e allo sviluppo dei grandi temi legati all'alimentazione e alla nutrizione nel mondo.

 

24 Ottobre 2011 - 3rd International Forum on Food & Nutrition

 

Futuro delle biotecnologie, accesso al cibo, longevità e benessere, alimentazione sostenibile. Sono queste alcune delle priorità globali che saranno affrontate il 30 novembre e il 1 dicembre a Milano durante il 3rd International Forum on Food & Nutrition. Promosso e organizzato dal Barilla Center for Food & Nutrition, che durante la due giorni presenterà anche una nuova pubblicazione scientifica, il Forum, quest'anno alla sua terza edizione, vede tra i suoi protagonisti alcuni tra i massimi esperti internazionali che sono in grado di garantire un approccio multidisciplinare e approfondito al tema dell'alimentazione. Un focus, quindi, che fa il punto a 360° del cibo e dei suoi legami con la salute, gli stili di vita, la sostenibilità dei modelli di sviluppo sociale ed economico. Per dirla con il pensiero di Guido Barilla “Il Forum è una testimonianza importante, un impegno per l’impresa che non può trascurare le urgenze che il mondo in questi anni affronta nella vita di tutti i giorni. E’ per noi una scelta di responsabilità che intende contribuire ad alimentare l’attenzione e la consapevolezza sui temi legati all’alimentazione con un approccio nuovo. Nella speranza che ciò possa tradursi in scelte politiche e azioni concrete che portino, un giorno, verso un mondo migliore.” Ecco il motivo per cui Il Barilla Center for Food and Nutrition resta in costante ascolto di chiunque voglia approfondire queste tematiche, anche portando la propria testimonianza di come gli scenari globali possano influire sull’esperienza quotidiana di ognuno, e da quest’ultima possano essere migliorati; per questo tutti sono invitati a partecipare e a portare il proprio contributo. Tra i relatori di quest’anno, oltre ai membri dell’Advisory Board del BCFN, Carlo Petrini, Dominick Salvatore, Marion Nestle, Hans Herren, Lucio Caracciolo, Jean-Paul Fitoussi, Jamais Cascio. Inoltre, le sessioni vedranno la partecipazione del nuovo membro dell’Advisory Board John M. Reilly, co-direttore del Joint Program on the Science and Policy of Global Change Center for Environmental Policy Research presso il MIT. I lavori, seguendo una formula ormai consolidata, si articoleranno su due giornate e vedranno alternarsi una sessione plenaria – il pomeriggio del primo giorno e la mattina del secondo – e workshop tematici di approfondimento – la mattina del primo giorno e il pomeriggio del secondo. L’evento - che nell'ultima edizione del 2010 ha affrontato tematiche come la sostenibilità dei modelli alimentari, il ruolo delle biotecnologie nella risoluzione dell’accesso al cibo e delle crisi alimentari, i nuovi parametri, non solo economici, per misurare l’indice di benessere, per un totale di 2 sessioni plenarie e 8 workshop di approfondimento, 80 relatori, 1500 ospiti e 100 giornalisti - ha il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri, del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati, del Ministero delle Politiche Agricole, della Provincia di Milano e della Commissione Europea.

 

6 Ottobre 2011 - Accesso al cibo

 

Anche se le notizie vanno via via scemando, nel Corno d'Africa la situazione continua a peggiorare. La carestia che si sta abbattendo in Somalia è stata, infatti, definita dall'Onu, come la “più grave catastrofe umanitaria del mondo”: 12 milioni di persone senza cibo né d’acqua, migrazioni di massa e circa 750 mila le persone a rischio nei prossimi quattro mesi. Ma quali sono stati i fattori che hanno contribuito alla catastrofe? Ad ampliare gli effetti della siccità - la cui gravità è stata da più parti imputata al global warming - che ha decimato i raccolti, si è aggiunto il fallimento dei sistemi di early warning internazionale, che avrebbero potuto limitare la gravità della carestia. Inoltre, la scarsità delle piogge che ha penalizzato fortemente i raccolti; poi il contesto politico che affligge il territorio con violenti scontri interni e gli aiuti umanitari, che oltre a non essere adeguati, non riescono a raggiungere le aree in difficoltà. Ma la risposta degli aiuti, per quanto necessaria come soccorso, non può essere considerata una soluzione a lungo termine. Gli equilibri devono cambiare e occorre rivedere seriamente l'agenda politica ed economica internazionale per dare una prospettiva futura a questi paesi. Il cibo prima di tutto. Il cibo come diritto: accessibile, sicuro e sostenibile. Come? Le potenze mondiali devono assumersi l'impegno di colmare il gap di know-how esistenti con i paesi in via di sviluppo, aiutandoli a mantenere e a sviluppare un proprio sistema agricolo locale. In questo contesto è indispensabile, ancora di più, gestire la volatilità dei prezzi: i bruschi ed improvvisi picchi dei prezzi, infatti, rappresentano una grave minaccia per la sicurezza alimentare. Bisogna, dunque, abbandonare la logica inefficiente della beneficenza alla quale siamo tanto abituati, dire basta alle speculazioni e diffondere stili alimentari bilanciati. Solo attraverso programmi di sviluppo sarà possibile dare realmente un futuro a queste persone e ai loro paesi.

 

29 Agosto 2011 - "SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO"

 

L'abbiamo ritrovata tra le tracce degli esami di maturità di quest’anno quasi a dimostrazione di come cambino i tempi ma non le esigenze: la famosa affermazione di Feuerbach – siamo quello che mangiamo - fotografa, infatti, un evidente e basilare ‘fatto biochimico’ che sta alla radice della vita. Ma significa anche che il modo in cui il cibo è coltivato, distribuito e cucinato influisce sulla nostra persona, nella sua totalità, molto più di quanto immaginiamo. I modelli alimentari, infatti, sono in grado di condizionare non solo la forma fisica, ma più in generale, i nostri stili di vita e il benessere mentale. Ed è evidente come tutti questi fenomeni e abitudini s’influenzino tra loro in una sorta di circolo che da ‘vizioso’ può diventare ‘virtuoso’ e viceversa. Fondamentale quindi porre sempre più l’accento su stili e modelli alimentari in grado di influenzare positivamente e in maniera costante e duratura il nostro benessere fisico e psicologico. Non a caso l’USDA (United States Departement of Agricolture), con la first lady Michelle Obama, ha recentemente presentato il nuovo logo dell’US 2010 Dietary Guidelines for Americans - MyPlate - che ha sostituito MyPyramid, la precedente icona dell’USDA. Secondo MyPlate, il segreto di una ‘mens sana in corpore sano’ si racchiude in unico piatto, riempito per metà con frutta e verdura, un quarto con cereali e un altro quarto con alimenti che forniscono proteine come carne, pesce e pollame. Il tutto accompagnato da un buon bicchiere di latte. Michelle Obama lo descrive come un semplice e veloce promemoria per rendere gli Americani più consapevoli dei cibi che si consumano ai pasti, di fondamentale aiuto per tutti i genitori. Modelli alimentari ancora più evoluti sono in grado di assicurare non solo la salute della persona, ma anche la tutela dell’ambiente. Come la Doppia Piramide Alimentare Ambientale, capace anche, rispetto al cugino d’America My Plate, di mettere in relazione gli aspetti nutrizionali e gli impatti ambientali degli alimenti. Accostando due piramidi (la “classica” piramide alimentare e la piramide ambientale, capovolta rispetto alla prima) è possibile notare come i cibi di cui si raccomanda un maggior consumo sono anche quelli che determinano gli impatti ambientali minori. Viceversa quelli che si consiglia di consumare in quantità moderata sono anche quelli con un impatto più negativo sull’ecosistema della natura. Il modello alimentare della ‘Doppia Piramide’ è basato prevalentemente su cereali, soprattutto integrali - molto importanti per il contenuto di fibra e componenti protettivi -, frutta e verdura. A salire, progressivamente troviamo latte e derivati, preferibilmente nelle versioni magre, così come le carni e il pesce. In cima alla vetta, infine, i prodotti con più alto contenuto di grassi e zuccheri da assumere rigorosamente solo in occasioni ‘speciali’!

 

8 Luglio 2011 - Tra gli alimenti un allarme tira l'altro, ma il più delle volte è solo mediatico

 

E' di nuovo tempo di allarmi alimentari: dalla mucca pazza all’aviaria, dal latte cinese alla melamina a quello tedesco alla diossina fino al cetriolo spagnolo. In dieci anni, la lista delle emergenze è lunga. Eppure, anno dopo anno, le norme sono sempre più severe, i controlli sempre più assidui e i consumatori sempre più informati e attenti. Ma c'è qualcosa che sfugge. Cosa? Una riflessione che si impone viste le gravi ripercussioni che provocano questi fenomeni e le conseguenti psicosi, vere o presunte, nella popolazione generale. Basti pensare che ammontano a 5 miliardi i danni nei consumi generati da emergenze alimentari che si sono verificate nell’ultimo decennio. Paure che in molti casi si sono rivelati infondati. Soprattutto in Italia, dove non mancano di certo i controlli, come testimonia anche l’Ufficio alimentare e veterinario della Commissione europea. Questo infatti ha in più occasioni confermato l’efficacia del sistema italiano di garantire la filiera alimentare. Cosa provoca, dunque, questo stato di agitazione generale che rischia di mettere in ginocchio un settore fondamentale della nostra economia? Di certo i mass media non possono proclamarsi del tutto innocenti. Si sa, infatti, della spiccata sensibilità di stampa, radio e tv per la parola 'allarme'. Prima di tutto, dunque, serve un'informazione adeguata, completa e soprattutto responsabile, e allo stesso tempo è necessario evitare le “emergenze mediatiche” che sono spesso il vero virus con cui dover fare i conti. Ma è anche vero che il nostro modo di mangiare sta cambiando e non si può ignorare l'invasione del mercato alimentare da parte di prodotti di scarsa qualità proposti a prezzi stracciati. Una politica che ci porta ad acquistare tutto ciò che viene proposto: cibi confezionati, già pronti, addirittura cotti e conditi, lontani 'anni luce' dalle nostre tradizioni culinarie. A fare la differenza è sicuramente il prezzo invitante, soprattutto in un periodo economico che penalizza fortemente le tasche dei consumatori, ma a risentirne di più sono la qualità e il nostro palato. Una politica di prezzi estremamente aggressiva deve necessariamente penalizzare alcuni aspetti, in primis i controlli e l'approvvigionamento delle materie prime. E quello che a prima vista sembra un risparmio, poi si risolve in un danno per la salute. Ecco perché spesso le grandi marche, che sui controlli e sulla sicurezza dei prodotti investono continuamente, sono in grado di scongiurare questi pericoli. Sarebbe perciò opportuno, e di certo più salutare, riscoprire il vero valore e la salubrità del cibo come migliore risposta alla voglia di sicurezza e gusto degli Italiani.

 

15 Giugno 2011 - Il Pianeta travolto dagli sprechi

 

1,5 milioni di tonnellate, pari a un valore di mercato di 4 miliardi di Euro: ecco a quanto ammonta, solamente in Italia, lo spreco annuo di prodotti alimentari ancora perfettamente consumabili. Ogni giorno finiscono in discarica o all’incenerimento 4 mila tonnellate di alimenti e tra il 30 e il 40% dell’intera produzione alimentare viene ogni anno sprecato, per un valore di circa 12 miliardi di Euro. Quantità di cibo che sarebbero 22 volte superiori a quelle necessarie per alleviare la fame delle popolazioni malnutrite del Pianeta, e che basterebbero per alimentare 3 miliardi di individui. 

Lo spreco alimentare, mette in evidenzia Antonio Galdo nel suo saggio “Non sprecare” riguarda i Paesi industrializzati come quelli in via di sviluppo, con una differenza sostanziale: mentre nel Sud del mondo il cibo si perde lungo i vari passaggi dai campi alla tavola, a causa di tecniche di coltivazione arretrate oppure per i problemi nella rete dei trasporti, nei Paesi sviluppati lo spreco è generato da abitudini poco attente quando si tratta di mangiare o di fare la spesa. 

Purtroppo le scelte alimentari e di consumo di ognuno di noi sono direttamente correlate anche all’impatto sull’ambiente in generale, e sul clima in particolare. Per comprendere i motivi dell’impatto sull’ambiente occorre sottolineare che gli animali d’allevamento consumano  infatti molte più calorie, ricavate dai mangimi vegetali, di quante ne producano sotto forma di carne, latte e uova, determinando uno spreco considerevole di terreni fertili, energia e acqua. E’ innegabile che il nostro Pianeta stia subendo un enorme impatto ambientale dovuto a un dissennato spreco di risorse. Il consumo di alimenti animali è sicuramente una delle cause primarie di questo impatto che potrà vedere una riduzione sostanziale solamente attraverso un drastico cambiamento dell'alimentazione globale. La produzione di cibo è infatti quella che più influenza l'utilizzo del terreno, e quindi il cambiamento di habitat, il consumo di acqua, il sovrasfruttamento delle zone di pesca e l'inquinamento da azoto. La degradazione del suolo è uno dei problemi più seri che l'agricoltura moderna si trova ad affrontare. Mentre servono da 20 a 1000 anni per la formazione di un centimetro di suolo, le Nazioni Unite hanno stimato che il vento e l'acqua erodono ogni anno l'1% del suolo del Pianeta. 

Il consumo di acqua inoltre è quello che ha in assoluto l’impatto maggiore. Il 70% 

dell’acqua utilizzata sul Pianeta è consumato dalla zootecnia e dall’agricoltura, i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d’allevamento.

In organizzazioni come l’OMS e la FAO aumenta sempre più la preoccupazione per l’impatto dell’allevamento industriale sull’utilizzo delle terre coltivabili e, conseguentemente, sulla possibilità o meno di nutrire il mondo in modo efficiente; ma questo messaggio fatica a passare al pubblico, nonostante siano ormai numerosi gli studi scientifici che spingono proprio in questo senso, invitando esplicitamente a fare una scelta: cambiare il proprio comportamento alimentare per far cambiare le cose. 

1,5 milioni di tonnellate, pari a un valore di mercato di 4 miliardi di Euro: ecco a quanto ammonta, solamente in Italia, lo spreco annuo di prodotti alimentari ancora perfettamente consumabili. Ogni giorno finiscono in discarica o all’incenerimento 4 mila tonnellate di alimenti e tra il 30 e il 40% dell’intera produzione alimentare viene ogni anno sprecato, per un valore di circa 12 miliardi di Euro. Quantità di cibo che sarebbero 22 volte superiori a quelle necessarie per alleviare la fame delle popolazioni malnutrite del Pianeta, e che basterebbero per alimentare 3 miliardi di individui. 

Lo spreco alimentare, mette in evidenzia Antonio Galdo nel suo saggio “Non sprecare” riguarda i Paesi industrializzati come quelli in via di sviluppo, con una differenza sostanziale: mentre nel Sud del mondo il cibo si perde lungo i vari passaggi dai campi alla tavola, a causa di tecniche di coltivazione arretrate oppure per i problemi nella rete dei trasporti, nei Paesi sviluppati lo spreco è generato da abitudini poco attente quando si tratta di mangiare o di fare la spesa. 

Purtroppo le scelte alimentari e di consumo di ognuno di noi sono direttamente correlate anche all’impatto sull’ambiente in generale, e sul clima in particolare. Per comprendere i motivi dell’impatto sull’ambiente occorre sottolineare che gli animali d’allevamento consumano  infatti molte più calorie, ricavate dai mangimi vegetali, di quante ne producano sotto forma di carne, latte e uova, determinando uno spreco considerevole di terreni fertili, energia e acqua. E’ innegabile che il nostro Pianeta stia subendo un enorme impatto ambientale dovuto a un dissennato spreco di risorse. Il consumo di alimenti animali è sicuramente una delle cause primarie di questo impatto che potrà vedere una riduzione sostanziale solamente attraverso un drastico cambiamento dell'alimentazione globale. La produzione di cibo è infatti quella che più influenza l'utilizzo del terreno, e quindi il cambiamento di habitat, il consumo di acqua, il sovrasfruttamento delle zone di pesca e l'inquinamento da azoto. La degradazione del suolo è uno dei problemi più seri che l'agricoltura moderna si trova ad affrontare. Mentre servono da 20 a 1000 anni per la formazione di un centimetro di suolo, le Nazioni Unite hanno stimato che il vento e l'acqua erodono ogni anno l'1% del suolo del Pianeta. 

Il consumo di acqua inoltre è quello che ha in assoluto l’impatto maggiore. Il 70% 

dell’acqua utilizzata sul Pianeta è consumato dalla zootecnia e dall’agricoltura, i cui prodotti servono per la maggior parte a nutrire gli animali d’allevamento.

In organizzazioni come l’OMS e la FAO aumenta sempre più la preoccupazione per l’impatto dell’allevamento industriale sull’utilizzo delle terre coltivabili e, conseguentemente, sulla possibilità o meno di nutrire il mondo in modo efficiente; ma questo messaggio fatica a passare al pubblico, nonostante siano ormai numerosi gli studi scientifici che spingono proprio in questo senso, invitando esplicitamente a fare una scelta: cambiare il proprio comportamento alimentare per far cambiare le cose. 

 

 

18 Maggio 2011 - La partita della fame nel mondo oggi si 'combatte' tra Paesi emergenti e poveri

Nel 2010, secondo la Fao, il numero di persone sottonutrite nel mondo è vicino alla soglia del miliardo. Un numero destinato a crescere drasticamente vista la tendenza della popolazione mondiale a raggiungere i 9 miliardi di individui nel 2050.

Ma, nel Terzo millennio, quali sono le cause della crisi alimentare? Nel 2008, ad aggravare una situazione già drammatica ha sicuramente avuto un ruolo rilevante l’impennata dei prezzi delle materie prime agroalimentari, che ne ha ridotto la disponibilità.

Oggi però a influenzare l’economia mondiale e a dettare i prezzi non sono più solo i Paesi occidentali ma anche quelli emergenti, ossia Cina, India, Brasile, Russia, Messico, Indonesia e Turchia. Il quadro geopolitico attuale poi non lascia ben sperare e le recenti rivolte, partite dalla Tunisia per esplodere in tutto il Nord Africa, sono una spia importante di questo mutato assetto. Ma è vero che hanno a che fare solo con la tirannia? E allora, come mai, dopo 40 anni di dispotismo, si è scelto solo ora di capovolgere i governi di questi Paesi?

E’ evidente che la situazione si sia aggravata con la crisi economica mondiale, che ha avuto il proprio impatto peggiore proprio in Nord Africa, in quanto questa è l’area più lontana dall’autosufficienza alimentare e la maggiore importatrice di grano. Ma è anche la zona geografica dove nell’ultimo anno si sono verificati i maggiori aumenti di prezzi. Legittimo il sospetto che si siano volute fare delle speculazioni. Certo è che la volatilità dei mercati aggrava ulteriormente lo scenario e offre poche garanzie. Ecco perché oggi chi vive in condizioni di miseria e soffre la fame si trova a dover fare i conti non solo con il consumismo dei Paesi occidentali ma anche con il tentativo di sviluppo degli emergenti, che sottrae anche le poche risorse disponibili.

Il mondo, dunque, è sempre più squilibrato e adesso, più di prima, diventa indispensabile rivedere i sistemi di produzione e distribuzione degli alimenti, frenando al contempo il susseguirsi di eccessi dei mercati finanziari globali.

 

15 Aprile 2011 - L’idea di uno sviluppo infinito e di una crescita illimitata, della capacità dei mercati di autoregolarsi ed equilibrarsi in modo autonomo è definitivamente tramontata.

L’idea di uno sviluppo infinito e di una crescita illimitata, della capacità dei mercati di autoregolarsi ed equilibrarsi in modo autonomo è definitivamente tramontata.
Gli scenari sono caratterizzati oggi da fenomeni demografici, da forti conflitti sociali, dalla scarsa disponibilità d’acqua e dal riscaldamento globale. Le grandi crisi, come quella attuale, possono accelerare i processi di cambiamento e le discontinuità creare invece grandi opportunità.


Il concetto stesso di sostenibilità è diventato oggi un modo necessario di operare, di intendere la crescita, finalizzata primariamente al bene delle persone.
Di certo non possiamo fermare l’evoluzione del Pianeta ma certamente abbiamo il dovere morale di suggerire proposte per interagire in modo responsabile con essa.
Come imprenditori, il nostro senso di responsabilità, i nostri valori e le nostre competenze ci spingono ad attivarci con serenità, ma anche con una certa urgenza per mobilitare risorse e dare un contributo concreto. Come azienda alimentare siamo consapevoli del ruolo chiave che il cibo e la nutrizione giocano, e sempre di più giocheranno, per le future generazioni.


Per questo, nel 2009, è nato il Barilla Center of Food & Nutrition, un centro di pensiero per raccogliere le migliori conoscenze a livello mondiale sui temi della nutrizione e dell’alimentazione, in relazione a persone, ambiente, scienza ed economia, con l’obiettivo di renderle disponibili ai decisori internazionali e agli opinion maker.


Per questo abbiamo deciso di dare vita anche a BCFNews, una newsletter che vuole creare un flusso di comunicazione continuo con i nostri interlocutori per tenerli costantemente aggiornati sui risultati dei nostri lavori. I Vostri contributi e suggerimenti saranno preziosi per cercare di migliorare sempre di più il nostro lavoro e per cercare di interrogarci sulle aspirazioni, i bisogni e le necessità delle persone, cercando di intuire il futuro per vivere meglio il presente.

Buona lettura
Guido Barilla


 


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