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Le evidenze emerse dagli studi svolti dal BCFN testimoniano come l’ingegneria genetica, a diverso titolo, non rappresenti una risposta soddisfacente alle problematiche e alle sfide che si pongono con sempre maggiore insistenza al comparto agricolo. Le evidenze scientifiche sul tema lasciano ancora dubbi sulla effettiva maggiore produttività delle sementi transgeniche (con l’unica eccezione il cotone) e sul loro impatto ambientale. Ma soprattutto, ciò che desta preoccupazione è il modello economico sottostante, che presenta elementi di criticità.
Bloccati nelle sperimentazioni da dibattiti pubblici e costretti da regolamentazioni stringenti, gli OGM non bastano a garantire un futuro agricolo sostenibile.
Invece l’uso di tecniche tradizionali abbinate ai nuovi saperi della biotecnologia permettono una drastica riduzione dei tempi di sviluppo delle nuove varietà che possono oggi contribuire in modo più incisivo di quanto non facciano gli OGM nel migliorare la sostenibilità dell’agricoltura perché meglio si adattano ai Paesi in via di sviluppo senza imporre paradigmi agricoli estranei alle tradizioni di queste terre.
Ma l’innovazione in agricoltura non deve limitarsi allo sviluppo di nuove varietà:vanno sviluppate o recuperate tecniche colturali e rotazioni adatte ai singoli contesti agricoli con l’obbiettivo di risparmiare input usati in agricoltura.
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