29 giu

Quale futuro per le biotecnologie nei Paesi emergenti e sviluppati?


Dall’ingresso sul mercato dei primi prodotti risultanti dall’applicazione di biotecnologie, la superficie destinata a queste colture ha superato il miliardo di ettari. La crescita è stata tanto significativa quanto rapida: ci sono infatti voluti 10 anni per raggiungere il traguardo dei primi 500 milioni di ettari nel 2005 e solo la metà del tempo (5 [...]

Dall’ingresso sul mercato dei primi prodotti risultanti dall’applicazione di biotecnologie, la superficie destinata a queste colture ha superato il miliardo di ettari.

La crescita è stata tanto significativa quanto rapida: ci sono infatti voluti 10 anni per raggiungere il traguardo dei primi 500 milioni di ettari nel 2005 e solo la metà del tempo (5 anni) per i secondi 500 milioni di ettari. Il 2010 in particolare è stato un anno di forte espansione, con una crescita del 10%, equivalente a 14 milioni di ettari.

La varietà di pianta biotech più diffusa nel 2010 si conferma essere la soia (50% delle coltivazioni biotech mondiali) seguita dal mais (31%), dal cotone (12%) e dalla colza (5%).

Dei 29 Paesi al mondo che coltivano piante biotech, 19 sono in via di sviluppo e 10 industrializzati.

Una realtà che desta particolare attenzione è la Cina: secondo l’ISAA in termini di superficie coltivata la Cina è nel mondo la sesta potenza produttrice di biotecnologie agroalimentari (dopo USA, Brasile, Argentina, India e Canada) con circa 3,5 milioni di ettari nel 2010. Gli investimenti pubblici cinesi rappresentano uno degli sforzi nella ricerca più significativi al mondo e seguono un trend di continua crescita toccando punte, come nel 2010, di 500 milioni di USD.


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